La fine della stagione dei soldi ha provocato un dissesto dell’intero sistema welfare. In un recente comunicato stampa il Consorzio Monviso Solidale ha dichiarato: "Se verrà confermato l’ulteriore diminuzione di risorse da parte della Regione Piemonte, a quanto appreso individuate nella misura del – 49%, nemmeno i bilanci di previsione più cauti (che quindi già tenevano conto di riduzioni di budget) saranno in grado di reggere “l’onda d’urto” che essa provocherà".
Onda d’urto che inevitabilmente ricadrà su chi sta già peggio: i cosiddetti poveri, i giovani precari, le donne e gli anziani. Abbiamo intervistato Christian Marino, un assistente sociale di 31 anni che lavora per il Consorzio Monviso Solidale.
Com’è il welfare di oggi?
“Il welfare di oggi è indebolito, violentato, minacciato, inadeguato. I motivi sono tanti, ma senza andare troppo indietro negli anni, direi che alcuni dei motivi sono che c’è poca competenza e autorevolezza in chi ha il compito di pensare le politiche sociali: non si investe sul welfare perché lo si equipara alla beneficenza o a una sorta di elemosina”.
In questa situazione di smantellamento del welfare, anche la qualità del lavoro ne avrà risentito.
“Gli operatori, almeno quelli che conosco, per la maggior parte lavorano al meglio o al meglio che possono. Ma parlare della qualità del lavoro e delle prestazioni degli operatori in questo momento storico è come giudicare un ingegnere che deve costruire un ponte e come materiale ha solo sabbia e acqua e qualche pietra”.
Il Terzo Settore (le associazioni, le cooperative sociali, etc.) oggi quale ruolo riveste?
“Si ritrova costretto a colmare tutti i vuoti che ha lasciato lo stato sociale. Vorrei che il volontariato tornasse a fare ciò per cui è nato!”.
Come vorresti che fosse il welfare di domani?
“A lungo termine, che fosse giusto, che venissero fatti i tagli necessari laddove ha senso che si facciano e non in virtù di chi si potrà lamentare di meno”.