Attualità - 27 gennaio 2012, 17:04

“Non c’è solo il passato cui guardare, ma anche il presente”: così Saluzzo ha celebrato il “Giorno della memoria”

Toccante corteo, con tanti giovani al seguito, che ha sostato di fronte agli usci delle case degli ebrei saluzzesi deportati e uccisi

All'interno della sinagoga di Saluzzo (copyright targatocn)

Presenti le massime autorità civili, religiose e militari, circa 250 persone, perlopiù giovani e giovanissimi, hanno partecipato questa mattina a Saluzzo alle celebrazioni della “Giornata della memoria”. E’ stato un appuntamento come sempre silenzioso, senza applausi, senza toni alti, con tanta commozione nell’aria: mai un atto dovuto, in nessun luogo al Mondo, men che meno in una città dalla quale 29 ebrei furono prima deportati e poi uccisi. A 67 anni dall’apertura dei cancelli di Auswichtz da parte dell’armata rossa, la giornata è cominciata con un corteo che ha prima fatto tappa e deposto una rosa bianca sugli usci delle case degli ebrei residenti, poi sostato in sinagoga ed infine fatto visita alle tombe custodite nel locale cimitero ebraico.

Se la voce narrante è stata quella di Sandro Cappellaro, ad aprire la serie degli intervento è stata l’assessore all’istruzione Marcella Risso, che ha ricordato come “alcuni germi di fascismo siano ancora fra noi e che tutti insieme bisogna fare in modo che il Mondo non viva mai più tragedie come questa”.

Gli ha fatto eco il sindaco Paolo Allemano che, ricordato che “l’inferno scatenato era il voler far prevalere una razza sull’altra” ha poi detto che “la storia non si rivisita né si cambia, solo gli stupidi pensano di poterlo fare” ed ha invitato “non solo a ricordare, ma ad aprire gli occhi per vedere ciò che ci accade intorno ogni giorno”.

Poi ha preso la parola Fra Sereno Lovera, delegato dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso: “In tutti – ha detto – c’è il desiderio di dimenticare. E’ un desiderio comprensibile ma non assecondabile, perché una storia nuova non può cominciare se noi siamo ancora quelli di ieri. Non c’è futuro senza memoria. Troppe persone, oggi, sono ancora vittime dei loro fratelli. Ricordiamo la shoa con due parole: mai più!".

Quindi è stato la volta del vescovo Giuseppe Guerrini che, citando ad esempio quel marines che sono stati filmati da un loro commilitone mentre orinavano sui cadaveri di alcuni nemici uccisi, ha detto: “Oggi è in atto una ricerca spaventosa di un trofeo di potere, di dominio, di vittoria che – se esposto - genera orgoglio. Oggi si irridono il buonsenso e la bontà con i quali bisognerebbe opporsi ad ogni crimine, si offende gratuitamente, si insulta, si aggredisce verbalmente chi espone concetti diversi: un insieme di comportamenti che sono il primo dei gradini di quella scala al cui culmine c'è il negare il prossimo”.

A conclusione ha parlato Giuseppe Segre, presidente della Comunità Ebraica di Torino e pronipote del colonnello medico Isacco Segre, che ha ricordato con dolore le leggi razziali, le persecuzioni ai danni non solo degli ebrei ma anche degli zingari, dei Rom e degli omosessuali per poi dire: “Non c’è solo il passato cui guardare, ma anche il presente. L’aggressione squadrista di metà dicembre a Torino, ai danni di una comunità Rom, è il segno di quanto deboli siano la nostra libertà e la nostra democrazia”.

Poi, tutti al cimitero ebraico, grazie anche all’aiuto di un paio di bus messi a disposizione, una preghiera all’esterno, la deposizione di una corona d’alloro alla lapide che reca incisi i nomi dei 29 deportati e uccisi, l’attimo di raccoglimento del sindaco Allemano e poi la visita alle tombe.

Da martedì 31 gennaio a lunedì 13 febbraio, il Corridoio d’onore del Municipio di  via Macallè ospiterà la mostra fotografica di A. Lercara e B. Odetto (in collaborazione con “Mai tardi-Associazione amici di Nuto”) “Echi da Auschwitz”.

Il sindaco Paolo Allemano

Fra Sereno Lovera

Il vescovo Giuseppe Guerrini

Il dottor Giuseppe Segre

Walter Alberto