E ora? Che cosa succede? Questa credo sia la domanda che in molti ci poniamo. Siamo al quinto giorno di blocchi stradali provocati da questa caricatura di “fermo nazionale” a cui stiamo assistendo senza che sia stato chiarito quali sono i concreti obiettivi della manifestazione, a condizione che non si ritengano tali le inapplicabili proposte formulate in modo molto approssimativo da leader sindacali in cerca di notorietà.
Qualcuno, equivocando, li chiama i “professionisti del fermo“, in realtà si tratta di personaggi ai margini del sistema associativo che sperano, approfittando del clamore suscitato dai blocchi, di ottenere la visibilità che altrimenti non avrebbero. I veri ”professionisti del fermo” in questo momento tacciono.
Dopo aver maneggiato imprudentemente la miccia della protesta, hanno di fatto innescato le manifestazioni senza essere capaci, come in passato, di interromperne lo svolgimento nel momento da loro ritenuto opportuno.
Nonostante l’intenzione fosse probabilmente soltanto quella di mantenere alta la pressione sul Governo, per indurlo ad agire con rapidità, il tentativo è stato maldestro e le fiamme sono divampate.
Così le strade sono state occupate da persone esasperate che, insensibili ai segnali che arrivano dai vertici delle associazioni, sfogano la loro frustrazione con i blocchi. Spesso non conoscono neppure, se non per sommi capi, i contenuti delle piattaforme rivendicative. I manifestanti intervistati recitano “frasi fatte”, imparate a memoria, sui costi eccessivi ed i prezzi insufficienti alle quali, di volta in volta, aggiungono rivendicazioni e timori personali, spesso giustificati, che però non sono all’ ordine del giorno di alcuna trattativa fra Associazioni e Governo.
Quella in corso è una manifestazione di protesta che, qualora abbia una regia, questa non risiede nelle organizzazioni che sino ad oggi hanno esercitato la rappresentanza della categoria. Spontanea o meno, la protesta è disordinata, confusa, priva di idee e di prospettive.
Allora che cosa succede? Succede che in molte parti d’Italia assistiamo in diretta allo sbandamento della categoria dissociata dai propri rappresentanti. Da più di quattro giorni gruppi di arrabbiati conducono un conflitto senza sbocchi. Purtroppo la “pancia” (vuota) degli autotrasportatori, eccessivamente sollecitata da chi li dovrebbe responsabilmente rappresentare, alla fine ha prevalso sulla “testa” e le rivendicazioni hanno perso la logica ed il rigore necessari per approdare a risultati utili e concreti.
Nonostante le immotivate aspettative nutrite da molti manifestanti, le loro tasche, alla fine della protesta, non saranno meno vuote di quanto lo fossero prima dei blocchi. Al contrario, tutti le avremo un po’ più vuote per effetto dei danni subiti a causa dei blocchi stradali. Lo spettacolo è scoraggiante, speriamo finisca presto. E poi? Poi, nella sostanza, tutto ricomincerà come prima, esattamente dal punto in cui eravamo all’inizio delle manifestazioni.
Claudio Isolano Presidente ASTRACUNEO – Associazione Trasportatori