La staffetta nella Giunta della Comunità Montana del Monviso fra il dimissionario (per via dell’incompatibilità con la carica di presidente del Parco del Po) Silvano Dovetta ed il cognato e sindaco di Oncino Pero Abburà sembra destinata a scavare un altro solco, ad aprire un altro fronte polemico con l’opposizione. Quattro dei più qualificati esponenti della maggioranza hanno alzato infatti un fuoco di sbarramento su quanto accaduto nei giorni scorsi, con la firma del decreto di nomina del presidente Aldo Perotti che lascia presagire un prossimo Consiglio dell’Ente niente affatto scontato.
Alberto Anello: “Non entro sul piano personale né sulle capacità delle persone, ma l'evidente intreccio parentale fa pensare più ad una Comunità Montana di altre latitudini che ad un Ente alpino del nostro Piemonte. Queste manifestazioni non fanno bene alla democrazia e sono peculiari dell'attuale maggioranza arroccata in difesa soltanto delle proprie poltroncine. Peccato per il piccolo (dal punto di vista politico) presidente Perotti: un rimpasto avrebbe potuto essere l'occasione di un rilancio per l'intero ente, ma purtroppo i dictac dell'onorevole Costa ancora spaventano i pavidi amministratori del marchesato”.
Paolo Amorisco: “Dopo gli aumenti ingiustificati e inammissibili ad alcuni dipendenti della Comunità Montana Valli del Monviso, che tra i propri meriti vantano una certa vicinanza con la casta, sinceramente credevo che si fosse toccato il fondo. Invece il presidente e la sua giunta hanno pensato di prendere nuovamente la pala, ma non per spalare la neve (cosa che li invito a fare per rendere almeno un servizio al territorio), bensì per far sprofondare ancora di più la credibilità dell’Ente. La nomina del cognato di Dovetta come assessore della Comunità montana mi lascia a bocca aperta per due motivi. Il primo e’ molto semplice e deriva dal fatto che nella giunta dell’esecutivo oggi abbiamo così due parenti dell’ ex vicepresidente Dovetta (il neo assessore Abburà e Moi). Il secondo motivo riguarda la questione democratica della rappresentanza nella Comunità Montana: nella giunta a 6, fortemente voluta dal presidente, la Valle Varaita e’ rappresentata da Moi e dal mite Bergiotti (che non sembra vantare parentele con Dovetta) mentre invece la Valle Po è rappresentata da ben 4 assessori più il presidente”.
Livio Berardo: “Il familismo, la lottizzazione delle cariche e il passaggio disinvolto da una presidenza all'altra sulla base esclusiva di calcoli di potere appartengono ai tratti distintivi della cosiddetta ‘casta’. La tristezza è che tali fenomeni non riguardano solo Roma, ma arrivano fino alle più minute ramificazioni dello Stato. A livello regionale è gravissimo che si lascino andare alla deriva le Comunità montane, senza offrire un modello alternativo per la gestione associata dei servizi, si svuotino i Parchi di tutele ambientali e di risorse economiche, mentre complessivamente si aumentano i gettoni dei consiglieri di amministrazione”.
Giulio Testa: “Non cambierà nulla a prescindere dalle persone che subentrano oggi negli incarichi. Il dato evidente è l’inutilità delle Comunità Montane. Sono tra coloro che non si stracceranno certo le vesti se verranno abolite. Ciò non significa che non esistano i problemi delle zone montane, sono però convinto, e parlo per esperienza diretta, che esistano strumenti più efficaci per affrontarli”.