Eventi - 09 febbraio 2012, 14:20

Mondovì: le storie di Diatto, tra pittura e omini sguscianti

La Mostra in Santo Stefano propone un artista alle prese con carta, plexiglass trasparente e colori straordinariamente vivi

Mondovì: le storie di Diatto, tra pittura e omini sguscianti

Manca il taglio laser, nel titolo. Lo si potrebbe aggiungere per meglio rendere l'idea della varietà di interpretazioni artistiche che fanno capo al suo fare. Forse, però, la definizione di pittore (e lo fa trapelare la breve ma incisiva intervista rilasciata a targatocn.it quattro giorni dopo l'inaugurazione) potrebbe stare stretta a Claudio Diatto.

D'altra parte il critico Carlo Turco (che assieme all'Assessore alla Cultura di Mondovì, Giancarlo Battaglio, presenta l'evento in forma scritta all'ingresso della sede espositiva di Via Sant'Agostino) parla chiaro: La pittura di Diatto - e già il termine, pittura, è decettivo, che solo quella non è - è evidente, ci cattura al di là delle considerazioni estetiche.

L'uso del termine “decettivo” lascia forse spiazzati; non già per precisione di accostamento alla realtà artistica di Diatto, bensì per l'essere termine assai poco consueto nel parlare comune. Lungi dal farne tema di questo articolo, è significativo tuttavia riferire qui di un primissimo ragionamento fatto con l'artista, al momento dell'ingresso in sala e dopo i saluti di rito che hanno interessato anche la curatrice della mostra, Raffaella Gallo. Due passi indietro rispetto all' ingresso attraverso la grande porta in vetro che immette in Santo Stefano, chi scrive queste righe si è infatti soffermato su due grandi tabelloni divulgativi che hanno lo scopo di presentare la mostra ed il lavoro di Diatto.

In quello di sinistra (hai visto mai che il colore e la collocazione laterale non fossero azzeccati) una descrizione bilingue su tela rossa (italiano-cinese) racconta del “paper cut” (termine inglese che sta ad indicare una tecnica basata sull'intaglio della carta) praticato dall'Artista e della sua recente esposizione cinese. I contenuti di tale avventura artistica sono racchiusi nel poderoso (ed anche poco docile, in apertura, vista la mole) documento in pdf che si trova a questo indirizzo: http://www.claudiodiatto.it/comunicati/borderline_pechino.pdf

Del tabellone di destra si è detto prima. E, tornando al concetto di pittura, eccoci brevemente a parlare della discussione che ha visto l'artista concedersi ad una discussione capace di mettere in evidenza il suo bisogno quasi ancestrale di esprimersi col colore. Necessità che (basta guardare l'opera coloratissima che accompagna graficamente questo articolo, nonché il grembiule che non si risparmia un grasso rivestimento di pigmenti frutto del creare) emerge senza alcun dubbio e che, per approfondimenti, è possibile confutare qui:    http://www.claudiodiatto.it/comunicati/custodidelbosco.pdf

E', quest'ultimo, il riassunto della Mostra, che rimarrà aperta sino al prossimo 4 marzo. Con orari: dal martedì al venerdì, ore 15,50 - 19 . Sabato, domenica e festivi, 10 – 12/15,30 – 19. E con il classico “chiuso il lunedì”, chiudiamo altresì questo articolo ma manteniamo aperto il messaggio colorato, indagante e per nulla usuale di Claudio Diatto; che ben si può riassumere nelle parole finali della critica di Carlo Turco:  “... preziose sono ancora le parole di Platone che a chi chiedeva chi custodiva i Custodi rispondeva: “essi stessi, poiché prima di custodire gli altri bisogna imparare a custodire se stessi”.

Gli omini da favola così cari all'artista, che li dissemina tra le mille trame delle sue opere, certamente hanno imparato questa lezione. E se vi capiterà di vederli, capaci di girare a destra appena fuori da Santo Stefano, imboccare la Via della Funicolare, sarà perchè il loro mondo fatato avrà ceduto al visitatore un po' di illusione (e questo, sì, è un gran bel compito dell'arte) circa la possibilità che quel bel mondo ci accompagni, senza scosse né cedimenti, nella vita di tutti i giorni.   

Marco Roascio

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