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Attualità | 16 febbraio 2012, 11:05

Nei consultori entreranno i volontari del Movimento per la Vita. Nuova caccia alle streghe?

Bocciato il ricorso al Tar della Casa delle donne contro la delibera della Giunta Regionale. Anche a Cuneo si leva un coro di indignazione

Immagine di repertorio

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Bocciato dal Tar del Piemonte il secondo dei ricorsi presentati da "La Casa delle donne di Torino", insieme a tante altre associazioni, contro la Delibera della Giunta regionale che prevede l’ingresso dei volontari pro-vita nei consultori e nel percorso sanitario previsto dalla legge 194 per l’interruzione volontaria di gravidanza. La prima delibera era stata bocciata.

Con l'introduzione di alcune modifiche, il Tar ha dato il via libera. In qualche modo è una sorta di rivoluzione. Culturale prima di tutto. Un balzo indietro di molti anni. 

Le donne piemontesi, insomma, tutte le volte che entreranno in un consultorio per parlare di gravidanza, concepimento e aborto, dovranno confrontarsi con qualcuno che ricorderà loro che l'aborto è un omicidio e che l'embrione è vita. Unica concessione alla battaglia delle donne la possibilità, anche per la Casa delle donne, di avere delle proprie volontarie che entrino a loro volta nei Consultori.

Silvio Viale, medico dell'Ospedale Sant'Anna, protagonista di numerose battaglie sull'interruzione di gravidanza ha auspicato che gli operatori riescano a vigilare perché il colloquio con i volontari del movimento per la vita non sia obbligatorio ma facoltativo.

Anche da Cuneo si levano le prime voci, indignate. Sono quelle del laboratorio politico "Donne per la città-Città per le donne", (Gemma Macagno, Liliana Meinero e Giulia Conte) di cui pubblichiamo alcune riflessioni.

 

Fin'ora il Consultorio è stato vissuto come struttura di supporto alla donna in difficoltà rispetto alle proprie scelte di vita e di salute psico-fisica e sessuale. Ci si rivolgeva per avere informazioni e sostegno rispetto alla scelta del  contraccettivo, in base alle varie epoche della vita, o per informazioni e conoscenza circa la sessualità, la menopausa, i segnali di allarme per la salute sessuale  e psicofisica e per le difficoltà che insorgono di fronte a cambiamenti importanti quali quelli che ricadono sulla e nella propria vita quando si incorre in una gravidanza, rispetto alla quale possono presentarsi condizioni psicologiche o fisiche non predeterminabili, né pianificabili. La privacy era garantita, come credevamo fosse ovvio, trattandosi di situazioni così delicate. Proprio la riservatezza faceva sì che si potesse avere un accesso sicuro e “sereno”. Ora cambia tutto. Praticamente da struttura per la salute delle donne e per la tutela della loro libertà di decidere per la propria vita il Consultorio diventerà piazza, con le relative pubblicità, strombazzamento di “verità”, veti e contrattazioni economiche, con tanto di stipula firmata. E  saremo processate pubblicamente: nuova caccia alle streghe! Ma è dovere del Governatore Cota applicare la 194 anche per il contenuto dell'art. 15, che recita: “Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza. Le regioni promuovono inoltre corsi ed incontri ai quali possono partecipare sia il personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sia le persone interessate ad approfondire le questioni relative all'educazione sessuale, al decorso della gravidanza, al parto, ai metodi anticoncezionali e alle tecniche per l'interruzione della gravidanza. Al fine di garantire quanto disposto dagli articoli 2 e 5, le regioni redigono un programma annuale d'aggiornamento e di informazione sulla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali esistenti nel territorio regionale.” E Cota quando mai ha fatto questo? A proposito: che fine ha fatto in Piemonte la RU486? Quanti milioni di Euro si sono spesi per conservare nell'ambito della chirurgia ostetrica l'aborto, con relativa degenza, anestesia , etc.? E quali maggiori rischi abbiamo corso noi donne? Dobbiamo far sì che chi ci governa risponda degli sprechi economici, ma soprattutto dell'inciviltà delle decisioni che anche in questo settore ci lasciano fuori dall'Europa. Non vogliamo che il “voto di scambio”con il Vaticano passi sulla nostra pelle..... Ne abbiamo abbastanza!

b.s.

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