Attualità - 09 maggio 2012, 07:30

Indagine sul credito di Confcommercio: terziario e banche, rapporti difficili

Tempi duri, per le oltre 9.500 attività commerciali di Granda e i 1.380 esercizi turistici

Operare nel settore terziario è sempre più difficile. Cala, su tutto il territorio nazionale ed in particolare nel Nord – Ovest la capacità di far fronte al proprio fabbisogno finanziario senza problemi. Solo il 36,1 delle imprese, a livello italiano – secondo l'indagine sul credito di Confcommercio effettuata a cavallo tra i mesi di marzo ed aprile scorsi, resa nota in questi giorni - ce l'ha fatta agevolmente, mentre il 48,6% ha ammesso di esserci riuscito, ma con qualche difficoltà, ed il 15,3% ha affermato di aver fatto un buco nell'acqua. Il nord ovest ha messo a segno una situazione migliore rispetto al resto della nazione, ma esprime scarsa fiducia nel futuro immediato. In particolare difficoltà sono la rete distributiva di vicinato e le realtà attive nel settore turistico.

Ottenere dagli istituti di credito un fido, un finanziamento o la loro rinegoziazione non è facile anche in questa parte d'Italia. Appena il 34 per cento dei richiedenti porta a casa quanto richiesto; il 21,4% ha di meno, il 15,5 si sente dire “no”ed il 19 circa è in fase di attesa della risposta da parte delle banche. Infine, un 9,6% si accinge a presentare una richiesta di finanziamento.

Tempi duri, dunque, per le oltre 9500 attività commerciali di Granda e i 1380 esercizi turistici, anche a causa dell'aumento di quella che viene definita l'area “di irrigidimento”, calcolata in base alle imprese che sono accontentate solo in parte o che si vedono rifiutare la richiesta. Per la prima volta, in pratica, la percentuale delle istanze con esito decisamente positivo è stato inferiore, nel primo trimestre 2012, a quella delle realtà costrette ad un ridimensionamento oppure alla rinuncia.

Le banche continuano ad essere molto attente nella concessione di  crediti – spiega il vice presidente di Confcommercio provinciale, Luigi Isoardiintimorite dall'incremento delle percentuali di rischio. A livello locale, evidentemente, non conta a sufficienza la fiducia accordata loro dai cuneesi che, nonostante la crisi, sono riusciti a sfiorare, nel 2011, i 9,6 miliardi di euro di depositi in capo alle famiglie, con un aumento del 9,5% rispetto al primo semestre del 2011. Questo pone la “Granda” in un ruolo di primo piano nel panorama regionale. É podio anche per il rapporto sofferenze – impieghi che è il migliore del Piemonte. Tanta propensione al risparmio andrebbe ricambiata con una particolare attenzione al territorio ed alle aziende che vi operano. Purtroppo non sempre è così”.

Lo attestano i rilevamenti fatti in base alle risposte degli operatori del settore commercio, turismo e servizi. In tutto il nord – ovest si ritiene che le condizioni per quanto concerne l'offerta di fidi e finanziamenti sia peggiorata e che il trend negativo sia ancora in atto. Nel frattempo, le imprese continuano ad avere bisogno di ottenere il credito dal sistema bancario per esigenze di liquidità o cassa (80%), per effettuare investimenti (9,7%) o per affrontare debiti precedenti (10,2%). Intanto i prezzi praticati dai fornitori sono in aumento, il numero degli addetti è calato e l'andamento dei ricavi, pur con una attenuazione, continua a mantenersi negativo. (c.s.)