Egregio direttore,
sulla vostra ottima rubrica “al direttore” è sovente presente il presidente dell’Enpa, Marco Bravi che, mentre legittimamente tutela i propri principi, non perde occasione per denigrare i suoi “odiati avversari”: i cacciatori.
Rimango della mia idea che con le contrapposizioni violente non si arriva da nessuna parte; non appartengono alla mia natura e non mi è abituale vedere per forza il “nemico” in chi non la pensa come me.
Ogni opinione deve avere libertà di confronto, sennò vivremmo in un mondo tirannico ed oppressore. Ebbene io mi sento, a maggior ragione, di rappresentare la caccia; oggi regolamentata, limitata e costosa a tal punto da essere in forte declino: la rappresento in ogni sua sfaccettatura compresa quella della condanna al bracconaggio, ma anche quella dello “sport” che mi vede - fin che potrò - vagare, come lui, anche da escursionista sulle nostre montagne, a rispettare la natura con il più profondo riguardo.
Siamo su sponde opposte, talvolta molto più vicine di quanto possa apparire, per questo ritengo risibile e inutile la mancanza di dialogo. Mi ha fatto quindi sorridere la sua affermazione in favore del lupo, molto meglio - secondo lui - dei cacciatori, quando scrive a proposito dei caprioli: “nelle mie escursioni in montagna avere l'opportunità per vedere da vicino questi meravigliosi animali”.
Ebbene questi meravigliosi animali vent’anni fa non esistevano nelle nostre zone e guarda caso a riportarli da noi sono stati proprio i cacciatori agli inizi degli anni ’90. I primi in valle Gesso furono immessi nel corso dalla mia presidenza di Comprensorio nel ’93. E sono lieto che ora anche lui possa guardarli da vicino.
Marco Borgogno- Borgo San Dalmazzo