Eventi - 11 maggio 2012, 09:42

Folco Terzani nel carcere di Saluzzo ha raccontato ai detenuti il suo pellegrinaggio interiore in India

Figlio del giornalista Tiziano Terzani, definito un maestro, l’autore ha aperto Voltapagina parlando del suo viaggio di ricerca del sè, tra santi e sadhu

Cosa cercare quando hai tutto e fatto tutto al massimo? Quando hai una biografia da invidia come Folco Terzani, figlio del giornalista Tiziano Terzani, sei nato a New York, sei benestante, con frequentazioni famose, cosmopolita e hai una laurea a Cambridge. Dove vai a “incontrare la vita quando senti che, dopo tutto questo, non hai fatto niente” e hai ancora impressa nella mente la visione di tre fieri asceti, che hai visto in India, a nove anni?

Lo indica il suo libro: “A piedi nudi sulla terra” (Mondadori) che è, insieme, un romanzo di avventure, un réportage in India, un viaggio spirituale. Una ricerca dell’anima che lo ha portato ad avvicinarsi a chi si è spogliato di tutto. Ed è questa “via di rinuncia consapevole” di santi e sadhu, fatta di autodisciplina a non avere nulla, di sofferenze, che lui ha voluto scoprire, pur non avendola poi scelta in modo definitivo, che dice di voler  “nobilitare”.

“In India ti rispettano se vai a piedi nudi, perché non è la condizione di un poveraccio, ma parla del tuo andare verso un cammino interiore”. Sono parole di Folco Terzani nel penitenziario Rodolfo Morandi di Saluzzo, dove ha portato ieri il suo libro e ha risposto alle domande del gruppo di detenuti, che si è preparato per l’incontro con l’autore.

Si è aperta con lui, Voltapagina, la manifestazione collaterale alla Fiera del libro di Torino che porta scrittori e poeti, “dietro le sbarre”.

“Un appuntamento tradizionale per noi – ha sottolineato Giorgio Leggieri, direttore della Casa di reclusione – e un’esperienza intellettuale alta a cui non vogliamo rinunciare nonostante la crisi di risorse. Tutti i detenuti sono stati invitati e si sono preparati ai quattro incontri grazie al team di volontari ed  educatori.”.

All’appuntamento hanno partecipato ieri mattina anche gli allievi del Soleri - Bertoni. Il festival culturale nato a Saluzzo sei anni fa, grazie alla collaborazione tra la rassegna torinese, la direzione del penitenziario e il Comune, è stato esportato, quest’anno, anche nel carcere di Asti e Torino, come ha riferito Marco Pautasso, direttore eventi del Salone del Libro.

“Ero un morto dentro - ha esordito Terzani - quando ho cercato a Calcutta la Santa che stava vicina ai morenti. E lei, che era la donna più famosa del pianeta, in cinque minuti era davanti a me. Lì sono cambiato per sempre. Non farmi tante domande, mi disse madre Teresa, vai a lavorare accanto a chi ci sta lasciando. Tenendo la loro mano, fino alla fine, ho conosciuto la morte, che mi ha fatto conoscere la vita, mentre in Occidente la morte è negata, nascosta da una tenda di ospedale. Il problema esistenziale di tanti anni è sparito in un giorno. La quantità di sofferenza mi ha svegliato. Pulivo i morenti: non servivo alla società, ma alle persone che avevo davanti a me sì. I mesi più belli della vita”.

Folco Terzani, è un fiume di parole con le braccia gesticolanti che ne creano il vortice e il sorriso del genoma paterno, ereditato con la viscerale curiosità per la ricerca dell’io interiore, da contrapporre alla cultura dell’avere. “A volte capita – ha detto parlando poi dell’esperienza di essere stato vicino al padre negli ultimi mesi di vita – che i tuoi maestri siano anche genitori”.

Al modello del re, preferisce quello del santone indiano o del santo cristiano. Gira per l’India, si ritrova in un posto bellissimo, dove in una grotta vive un anacoreta, dritto, severo, con lunghi capelli: da far impressione. E, da non credere: è “from Italy”, è italiano. Si chiama Cesare, Baba Cesare. Il libro di Terzani racconta la storia, di questo guru che dispensa pillole di saggezza “guarda il sole che sorge e tramonta” ma che prima di diventare un ricercatore spirituale accolto nell’élite dei sadhu è stato “bruciato dal calderone della vita”.

Benestante, figlio dei fiori, tossicodipendente, carcerato. Dal suo ritiro Baba Cesare, in continua revisione dei suoi peccati, fa arrivare per voce di Terzani un messaggio ai detenuti saluzzesi “La prigione può essere come una grotta, chiuso all’esterno ti rafforzi dentro, può essere una chance per arrivare ad un rapporto più profondo con Dio, con la spiritualità”. “Alla fine i santi, sono più alti dei re” ha detto con il sorriso schietto l’autore che ha vissuto per 5 anni con altri asceti, sulle pendici dell’Himalaya. “Ho scoperto le cose più belle quando ho cominciato a togliere dalla mia vita... a cominciare dalle scarpe”. La ricerca dell’essenzialità, il tornare all’evidenza come controcultura alla filosofia occidentale impregnata di consumismo e ripensare insieme al ruolo dell’umanità su questa terra:è il modello di erranza proposto da Terzani. “Ma, può essere anche la scelta di un ragazzo viziato che poi torna a casa – ha lanciato come provocazione un detenuto - Chi è povero non ha tempo e possibilità di fare questo percorso. Ti invidio per averlo potuto fare”.

Voltapagina continua oggi, venerdì 11, con l’incontro in carcere di due grandi poeti italiani Franco Buffoni e Antonio Riccardi, introdotti dal critico Giovanni Tesio. Sabato 12 maggio, duplice appuntamento: al mattino alle 11, il salone teatro ospiterà Mauro Corona, mentre nel pomeriggio, alle 18, interverrà Fabio Volo con il suo libro “Le prime luci del mattino”.     

Vilma Brignone