Sabato 12 maggio nel Castello di Carrù, si terrà un incontro culturale che avrà per tema l’opera scultorea di Jacopo Antonio Ponzanelli, artista genovese vissuto tra ‘600 e ‘700, che realizzò a Carrù l’altare maggiore della Chiesa Parrocchiale dell’Assunta. Occasione dell’incontro la recente edizione del volume che approfondisce la vita e l’opera del Ponzanelli, curato dalla prof. Fausta Franchini Guelfi, già docente presso l’Università di Genova. Promotrici dell’evento le associazioni culturali onlus ‘Amici di Carrù’ e ‘Ellisse, cultura per il territorio’, con il patrocinio del Comune di Carrù e della BAM, Banca Alpi Marittime, che apre per l’occasione il Castello, la sua prestigiosa sede di rappresentanza; un grazie all’associazione partner ‘Piacere Carrù’.
L’incontro, con inizio alle ore 15, prevede gli interventi del prof. Alessandro Abrate “Carrù tra ‘600 e ‘700; il cantiere della Chiesa Parrocchiale dell’Assunta”, della dott. Mariangela Bruno “La forte passione del genio: la scultura a Genova nella seconda metà del Seicento” e della prof. Fausta Franchini Guelfi “La scultura di Jacopo Antonio Ponzanelli nel gran teatro del Barocco”. Alle 16,30 nella Chiesa Parrocchiale dell’Assunta: “L’opera d’arte vista da vicino”: l’altare maggiore di Jacopo Antonio Ponzanelli illustrato dalla prof. Guelfi.
Lo scultore Jacopo Antonio Ponzanelli è chiamato a Carrù intorno agli anni ’30 del Settecento per la realizzazione dell’altare maggiore nella Chiesa Parrocchiale dell’Assunta, committente l’Arciprete Carlo Tomaso Badino. La scenografica opera marmorea rappresenta uno dei momenti più alti e significativi della cultura artistica barocca riscontrabile a Carrù, luogo che tra Seicento e Settecento visse una stagione particolarmente feconda, ancor oggi testimoniata da singolari espressioni architettoniche e figurative.
L’occasione della recente edizione monografica dedicata al Ponzanelli e curata dalla prof. Fausta Franchini Guelfi, diviene stimolo per conoscere la figura e l’opera dell’importante scultore carrarese-genovese, nell’ambito di un giro di committenze prestigiose di respiro europeo.
Jacopo Antonio Ponzanelli (1654 - 1735) uno degli artisti più significativi nel panorama della scultura in marmo a Genova fra la seconda metà del Seicento e il primo Settecento. Figlio di Giovanni Ponzanelli, marmoraro specializzato nell’esecuzione di elementi architettonici come balaustre, capitelli e colonne, Jacopo fu collocato dal padre, che voleva per lui una carriera di scultore di figura, nel laboratorio più prestigioso di Genova, quello di Filippo Parodi. A Genova numerosi scultori erano in piena attività per una committenza che comprendeva sia l’aristocrazia italiana, portoghese, spagnola, francese, austriaca, sia chiese e conventi di tutta l’Europa cattolica. Nella bottega del Parodi, che era certamente la più aggiornata sulle strepitose novità della scenografica scultura barocca romana di Gianlorenzo Bernini e di Alessandro Algardi, il giovane Jacopo si formò sul piano tecnico e stilistico sino a raggiungere un tale livello di qualità da essere chiamato dal maestro a collaborare ad alcune delle sue opere più importanti, come il grandioso monumento funebre del patriarca Morosini nella chiesa dei Tolentini a Venezia, il gruppo delle sculture per la Cappella delle Reliquie nella basilica di Sant’Antonio a Padova e la serie delle statue degli apostoli per la chiesa degli Italiani a Lisbona. I rapporti di profonda amicizia col maestro si erano nel frattempo trasformati in legami familiari, col matrimonio nel 1680 fra Jacopo e Maria Agata, figlia del Parodi. Le suggestioni della scultura del Parodi sono evidenti nelle opere del Ponzanelli, caratterizzate tutte da una straordinaria raffinatezza nella trattazione delicatissima del marmo, nel fluido movimento dei panneggi, in trapassi chiaroscurali dalla finezza pittorica, nelle figure atteggiate in gesti di grazia armoniosa.
Le dolci figure della “Madonna del Rosario” di Taggia e della “Carità” della chiesa dell’Annunziata di Genova, la splendida “Diana” scolpita per il palazzo del principe di Liechtenstein a Vienna, la squisita “Immacolata” di Albisola Marina, infine la scenografica “Fontana del Tritone” inviata per i giardini di Pontons a Valencia, attestano le straordinarie capacità dell’artista e spiegano il suo successo internazionale. La grandiosa struttura marmorea dell’altar maggiore della chiesa di San Domenico a Cadice, commissionata nel 1683 al carrarese Stefano Frugoni, scultore e commerciante di marmi, comprende anche una statua del Ponzanelli, a documentare come i rapporti con la madrepatria furono costanti nel corso della vita dell’artista, radicato nel contesto della cultura figurativa genovese ma pur sempre legato a Carrara e non solo per l’acquisizione di quel marmo bianco statuario della cava del Polvaccio che i committenti gli chiedevano “perfetto, senza peli né macchie”.
L’incontro è aperto a tutti.