Al Direttore - 15 maggio 2012, 09:00

"Nostalgia del modo di fare di un grande politico: Raffaele Costa"

Dal monregalese ci scrive un'imprenditrice agricola, iscritta al PdL, che ricorda la sua esperienza personale con l'ex presidente della Provincia

Raffaele Costa

Egregio Direttore,

chi scrive è una donna, di quasi 60 anni che sente il bisogno di esprimere la propria personale opinione, dopo aver letto le varie dichiarazioni dei politici sulla stampa locale e on-line.

La mia esperienza lavorativa è iniziata con la conduzione (non prima della necessaria gavetta) dell’azienda  metalmeccanica di famiglia (circa 80 dipendenti); mi ha portato in seguito nel campo della consulenza finanziaria, dove ho avuto l’opportunità di coordinare una decina di promotori finanziari (dopo una serie di indispensabili, interessanti e doverosi corsi di formazione manageriale) e dai quali ho ricevuto ottime soddisfazioni, campo che ho poi lasciato a mio marito per potermi dedicare a crescere i miei due figli. Ma il mio spirito imprenditoriale si era solo sopito e una decina di anni fa abbiamo deciso, anche tenendo conto delle aspirazioni dei nostri figli,  di dar vita ad una Azienda Agricola in provincia di Cuneo e fu così che mi sono ritrovata ad affrontare i problemi che inevitabilmente il campo agricolo ci regala.

Fu proprio nel tentativo di risolvere uno di questi problemi, che ho avuto l’opportunità  e il piacere di conoscere personalmente l’On. Raffaele Costa e fui subito colpita dalla sua disponibilità. Purtroppo il suo stato di salute non gli consente, oggi, di essere presente nello scenario politico come qualche mese fa, ma è mia opinione che il suo modo di fare politica era quello giusto. Stava a contatto con la gente, riceveva settimanalmente le persone, di qualsiasi ceto, per starle a sentire, per rendersi conto dei problemi dei suoi cittadini e si faceva sentire vicino a chi gli parlava anche se aveva i suoi impegni a Roma, a Cuneo o a Torino. Non è stato in grado di risolvere il mio problema di allora, tutt’oggi esistente, ma non per questo ha accampato scuse. Ha semplicemente accusato il fatto di aver fallito, dispiaciuto si, ma con sincerità e ha continuato a fare qualcosa e a darmi  la fiducia che qualcosa poteva cambiare in futuro.

Oggi mi dispiace dover constatare che purtroppo non è riuscito, a mio avviso, a trasmettere questo suo modo di fare politica a chi ha preso il suo testimone.

Mi dispiace, perché sono convinta che è quello che vorrebbe lui e che vuole la stragrande maggioranza delle persone serie, che lavorano per il domani dei propri figli, come me. Gente comune, che è stufa di sentirsi presa in giro da politici che pensano solo alla loro poltroncina. Gente che è stanca di leggere sui giornali che ora quello, ora questi altri, eletti dai cittadini in consiglio provinciale o regionale, vengono considerati  “disobbedienti” o “ dissidenti“ mentre forse hanno semplicemente cercato di esprimere le proprie idee senza essere ascoltati da chi, a mio avviso avrebbe dovuto farlo. Gente che vorrebbe, almeno una volta, leggere dell’operatività dei gruppi per capire dove si è sbagliato, per cercare e trovare soluzioni su come dare iniezioni di fiducia agli elettori, ai cittadini.

Io non saprò niente di politica, ma ho colto con entusiasmo l’opportunità di entrare in uno dei Dipartimenti del Pdl, ho impegnato il mio tempo e ho messo la mia faccia per fare qualcosa in cui credo. Ho parlato con la gente, ho raccolto la realtà del mio territorio, ho fatto una relazione,…senza avere un ritorno. L’ultimo avviso di convocazione del Dipartimento pervenutomi risale a Febbraio del 2011 e del nostro lavoro non se ne è saputo più niente. Posso dire che è stata la mia più grossa delusione.

La sottoscritta avrebbe gradito anche un commento negativo, cosa che i nostri politici, per mia opinione, non sanno fare. Ma perché? Io in fondo sono una donna comune. Sarà forse perché le mie esperienze passate mi hanno insegnato che la crescita viene dal basso, che un buon amministratore è tale se i dipendenti lavorano con entusiasmo perché si sentono considerati? Sarà perché so che un capogruppo sale tanto più in alto quanto più riesce a far crescere i suoi “uomini” e non deve essere geloso del loro successo? Sarà perché mi hanno insegnato che la prima regola che un manager dovrebbe avere, è quella di far parlare e lasciar parlare sino in fondo il suo interlocutore, perché se lo interrompe rischia di non sapere esattamente quello che vuole dire e si preclude la possibilità di aver informazioni utili per il suo successo?

Saper ascoltare, informarsi, farsi sentire vicini ai cittadini, considerarli, trasmettere fiducia…..

Non sono solo parole di una donna comune, ma quello che sapeva fare un grande politico: Raffaele Costa.

Marina Generale, iscritta Pdl, membro Dipartimento Attività Produttive Valli Monregalesi