Una collettiva di artisti, sotto l'egida di Alana Lake, che raggruppa venti opere in un locale della centralissima via Vittorio Emanuele II. Il tema dell'assenza e della mancanza non a caso nasce in uno spazio in cerca di una nuova vocazione commerciale.
In principio era il commercio. Poi, teatro dei nostri giorni, il centro storico è andato progressivamente a riservare spazi vuoti. Una situazione che accomuna molte realtà locali. Dogliani non fa eccezione. Una breve disamina prima di arrivare, puntuali, all'inaugurazione di sabato 30 giugno, ed ecco che sono necessaie tutte le punte delle dita di un mano, in uno spazio temporale inferiore ai due minuti, per tenere a mente i negozi chiusi più o meno di recente. Le serrande abbassate possono suscitare impressioni nostalgiche, si sa. Ce lo ricorda Paolo Conte nella sua "Gli impermeabili". Quando canta: "Mocambo, serrande abbassate / Pioggia sulle insegne delle notti andate / Devo pensarci su... pensarci su...".
Di certo, e ce lo ha rivelato nel corso della sua residenza artistica presso l'Antico Borgo di Monchiero, Alana Lake non ha avuto impatti di tal natura; non ci ha pensato su, in definitiva. Tutt'altro. La "forza" di un negozio chiuso, in periodo di crisi economica, racconta la giovane artista londinese, è cosa da cogliere ed in un certo modo valorizzare perché reca con sè l'essenza di quello che qui intendo trasmettere a livello artistico: la paradossale manifestazione dell'assenza e della mancanza".
E ci riescono assai bene i dodici protagonisti cui va doverosamente la menzione: Alana Lake / A.M. Hanson / Chris Russell / Clara Turchi / Joey Bryniarska / Kraig Wilson / Michael Petry / Richard Ducker / Roberto Ekholm / Rob Leech / Tom Brown / Tracy McEachran.
Per quanto riguarda poi l'analisi delle singole opere, non possiamo qui essere esaustivi e completi per ragioni di spazio in quanto l'analisi completa dei delicati temi trattati richiederebbe una gran quantità di testo che andrebbe ad appesantire i due concetti (sani) di una pagina online: leggerezza espositiva e supporto pesante di immagini.
Di certo, per tutto quello che non è qui contemplato a livello descrittivo (ma anche per un approfondimento legato alle opere recensite) rimandiamo il lettore ad una visita della mostra. Lo potrà fare seguendo gli orari indicati a margine di questo articolo.
Partiamo dalla vetrina: elemento importante per attirare l'attenzione dello spettatore (parliamo ovviamente della funzione commerciale che ha animato in precedenza lo spazio espositivo), assume nel contesto di Paper Cuts (è questo il nome assegnato all'evento artistico) una valenza fredda, improntata alla trasmissione di un messaggio essenziale: la presenza di un qualcosa, (l'evento che nasce, si sviluppa e termina nell'arco di nove giorni) capace di spezzare la letargica (e forzata) linearità dell'assenza (di una destinazione) attraverso la manifestazione, lo abbiamo ricordato prima e tentiamo di farne quasi un tormentone, dell' Assenza.
Assenza con la "A" maiuscola che diventa motivo dominante nel lavoro di Clara Turchi, dal titolo Persistency of Death (Desire of Memory), anno 2012. Fotografie di persone care, passate a miglior vita, raschiate con grande dedizione. Sottilissime incisioni parallele che creano trame capaci di ricordare la struttura tridimensionale delle ceste di vimini. L'esempio è di chi scrive queste righe, ma a suffragio del fare tecnico-realizzativo dell'artista è utile ricordare la descrizione di questo lavoro, tratta dal sito http://www.claraturchiphotography.com/section588151_496161.html: "L'unico modo per assimilare una stampa fotografica ad un oggetto tridimensionale è quello di continuare a raschiare. Strato, dopo strato, ogni volta un passo verso l'illusione di comprendere la morte. Finché non ci sarà nessuna immagine, nessuna persona, nessun paesaggio, nessun soggetto, nessun fotografo. Solo la morte, sempre; ostinatamente persistente".
Alana Lake propone tre lavori, uno di questi è davvero interessante per la caratteristica di essere estremamente piccino, locato in un'area di comunicazione tra due stanze (meglio, tra una stanza ed un corridoio che porta ad un'altra sala espositiva) e capace di stupire per il molto (si starebbe per dire il moltissimo) racchiuso in quei pochi centimetri quadrati di stampa fotografica con soggetto nero in qualche misura inciso con straordinaria cura. La location, che lo fa sembrare un soggetto quasi estraneo all'esposizione, di fatto è motivo forte capace di assumere su di sè tutto il portato, tutta la poetica dell'evento espositivo. Laddove infatti si dice, nell'introduzione critica a Paper Cuts, che artista ed opere gravitano in uno spazio ove convivono il desiderio di rivelare e di nascondere le rispettive presenze, è notevole la portata di quel discreto manifestarsi dell'opera che assurge a elemento anonimo (si può pensare che rappresenti un frammento dimenticato di chissà quale precedente vita del locale) versus specchietto per le allodole che cattura su di sè l'attenzione. Se prevale (e non può non essere così', se si indaga come giusto che sia ogni centimetro della mostra) la curiosità per quel "francobollo gigante" finemente graffiato, il gioco è fatto. Ci si tuffa in un mondo dove la lettere che compongo la parola "Wander" regalano sorprendenti effetti grafici. Parola che, oltre a dare il titolo all'opera, racchiude con sè molti significati, cosa non certo estranea alla lingua inglese: si va dal vagare, al curiosare, al delirare, passando per lo scostarsi e l'errare. Ma la raccolta non è esaustiva, ed Alana stessa, interrogata a bella posta, è possibilista sull'assegnazione (se mai ve ne fosse la necessità, pare dirci) di un'univoco significato. Ed allora vaghiamo, curiosiamo. Lo facciamo allegando all'articolo una piccola serie di ingrandimenti di questa piccola-grande opera. Cosicchè il lettore possa aprirsi un varco in questo mondo del possibile.
Ed un altro bel mondo è quello descritto da Tom Brown con il suo "Meteor". Stampa fotografica davvero notevole per l'effetto di sospensione che evoca, a dispetto della pesantezza di ciò che il soggetto rappresenta. Un meteorite, un bolide celeste, capace di rendere l'idea di un corpo in assenza di gravità. Davvero disarmante. Così come disarmante è la semplicità costruttiva di quel meteorite: carta millimetrata appallottolata. Un modo davvero geniale di racchiudere, nel gradevole contesto di piccola cripta che ospita l'opera, l'essenza di una mostra che vive esclusivamente di opere di carta. Quasi un gesto di sfida: accartoccio la carta (l'universo che ho portato qui) ed ottengo paradossalmente l'opera che volevo.
Paper Cuts
Dogliani (CN) Italy
Via Vittorio Emanuele II , 28
Orari di apertura:
dal martedì al venerdì, 15 - 18
sabato 9-12 / 15/18
sino al giorno 8 luglio, domenica




