Domenica scorsa l’associazione Mountain Wilderness Italia, in collaborazione con la Lega Italiana per la protezione degli uccelli (LIPU- Birdlife Italia), e l’adesione di FederTrek e di varie sezioni del Club Alpino Italiano, di Pro Natura, ha organizzato la salita in cima ad 8 importanti vette italiane dalle quali lanciare al Presidente della Repubblica, ai vertici del Governo, alle forze politiche, agli amministratori locali, ai media e a tutti i concittadini un messaggio di preoccupazione e speranza, calibrato sulle diverse – e spesso molto inquietanti - realtà locali, ma allo stesso tempo volto a sottolineare il significato simbolico e culturale proprio di alcune particolari montagne.
Le vette interessate dall’iniziativa sono state il Monviso, montagna simbolo del Piemonte e di tutti gli alpinisti italiani, la Vetta d’Italia (Alto Adige- SudTirol) che con l’occasione è stata ribattezzata Vetta d’Europa in ricordo di Alex Langer, il Monte Cavallo (tra Veneto e Friuli) prima vetta dolomitica raggiunta dall’uomo, il Monte Corchia, nelle Alpi Apuane martoriate dalle cave (Toscana), il Gran Sasso d’Italia e il Sirente (Abruzzo) posti al vertice di due parchi naturali in crisi, il Terminillo (Lazio), minacciato da nuovi piani di sviluppo, la vetta La Marmora (Sardegna), anch’essa aggredita da progetti speculativi.
Al centro del messaggio c’era (e c’è tuttora) la richiesta che l’Italia “faccia la pace con le sue montagne”, riconoscendone, non a parole ma nei fatti, il valore culturale, naturalistico, ecologico, insieme al fondamentale ruolo formativo, etico e spirituale. Pace con quel che resta di una natura incontaminata, con le sue rocce battute dal vento, con i suoi ghiacciai, con le sue acque libere, con i suoi boschi, con le sue praterie e i suoi altopiani deserti, con la varietà delle specie animali che vi abitano. Ma anche pace con la montagna modellata attraverso i secoli dal tradizionale e sapiente lavoro dei suoi abitanti.
Da alcune delle vette prescelte gli attivisti della LIPU hanno liberato alcuni uccelli selvatici curati dai centri di recupero dell’associazione: un gesto di inequivocabile significato emblematico e metaforico. E’ accaduto anche ad Oncino, alle 16 del pomeriggio, nei pascoli vicino al ponte sul rio Alpetto a 1700 metri di quota, dove gli attivisti della LIPU hanno liberato una poiana curata nel centro di recupero di Asti, come gesto fortemente simbolico di libertà e armonia con la Natura.
“La scelta della valle del Lenta (quella di Oncino: ndr) – è stato spiegato in un comunicato stampa - è stata motivata dalla wilderness di questo versante, privo di strade trafficate, impianti di risalita, turisti frettolosi e disattenti. La valle si è mantenuta fino ad oggi intatta grazie ai suoi abitanti che negli anni hanno respinto con coraggio ed ostinazione progetti di resort, impianti sciistici, dighe e centrali elettriche che avrebbero completamente sconvolto un ambiente naturale di insuperabile fascino. E' questa la montagna che desiderano le persone in cerca di solitudine e silenzio: la nostra salita ha inteso esprimere l'invito a mantenere selvaggi i luoghi meravigliosi come quelli che attraverseremo e diffonderà un messaggio di speranza affinché la bellezza commovente della valle del Lenta diventi esempio positivo per la conservazione dell'ambiente dell'alta montagna”.
All’iniziativa hanno aderito Pro Natura Piemonte, il Comune di Oncino, il gruppo Ana di Oncino, l’Associazioni Stella Alpina di Oncino e Vou Recourdau di Ostana, le Sezioni del Club Alpino Italiano di Saluzzo, Cavour e Barge, la Commissione TAM Piemontese-Valdostana, Pro Natura Cuneo ed il Comitato di Cuneo del Forum Nazionale del Paesaggio.