Gentile Sig. direttore.
Ho appena letto l’accorata difesa della caccia e dei cacciatori fatta dal sig. G.B. e alcune considerazioni mi sono venute spontanee e le porgo a lei. Premetto che non sono nè un animalista, nè uno di quelli che vorrebbe eliminare la caccia a prescindere, però quando sento certi discorsi, mi sento un po’ preso in giro. Io adoro la montagna e la natura in genere, vado a piedi e in MTB, ma esco sempre “armato” solo di un binocolo e di una macchina fotografica. Perchè il signore, che vuole giustamente far conoscere al figlio la bellezza della natura, non può fare lo stesso? Perchè è così di moda fra gli accaniti cacciatori, dipingersi come ecologisti, amanti della natura, responsabili del decoro dell’ambiente...tutte cose che saranno anche vere, ma non riesco a capire perchè, per farle, devono avere dietro un fucile carico e pronto a sparare. Non possono andare nei boschi e pulirli, con grande merito, anche senza ammazzare degli animali? Perchè non imparano a dare la “caccia” ad un capriolo o ad un cervo, portandosi dietro il figlioletto, armati solo di una macchina da ripresa? Infine sono rimasto perplesso dalla spiegazione sui capi che si possono abbattere. A sentire il Signor G.B. verrebbero prima selezionati tra quelli ammalati e più deboli, e solo quelli si potrebbero uccidere. Ma com’è la procedura? Vengono prima catturati, visitati, marchiati con una bella X sul corpo, e poi rimessi in libertà, pronti per far divertire il cecchino di turno? Esilarante poi l’immagine del provetto cacciatore ecologico che, vinta la terribile tenzone con il quadrupede malato e già in fin di vita, va subito dal veterinario, per verificare se l’animale che ha ucciso era nella lista o no...E se non lo era? Cosa succede. ..Il veterinario fa un’iniezione al povero cervo, erroneamente assassinato, lo resuscita e lo rimanda nel bosco?
C.O.