Per Corrado Augias non servono presentazioni: capostipite del giornalismo italiano, scrittore, volto noto di Rai3, dove conduce la striscia quotidiana “Le storie – Diario italiano”, programma in cui stuzzica l’appetito del suo pubblico con succosi argomenti e piacevoli interviste. Ieri rappresentava la punta di diamante della programmazione della prima giornata della kermesse cuneese Scrittorincittà e il pubblico lo ha accolto con affetto gremendo la sala blu della Provincia. In attesa che snocciolasse i retroscena della sua ultima fatica “Il paese dei segreti”, opera dedicata al Belpaese e ai grandi personaggi che l’hanno popolato.
Perché poi è questo, ha svelato l’autore, che non capiscono dell’Italia all’estero: come si fa a coniugare l’eccellenza individuale artistica, industriale ed economica con una tale mediocrità nella gestione e nel sentimento della cosa pubblica.
Il giudizio sull’italiano crea corto circuito per la sua ambiguità: è il grigio, ma perbene cittadino del libro “Cuore” di De Amicis, o assomiglia più all’esteta sprezzante della legge protagonista del “Piacere” di D’Annunzio? Forse sia l’uno che l’altro, costretto ad una sintesi in realtà irriducibile.
Augias si abbandona al ricordo degli eroi civili che, da Palermo a Milano, dovrebbero rappresentare l’esempio da cui ripartire: si fa riferimento alla tenacia di San Francesco d’Assisi (che si scontra con lo status quo del potere papale), alla fatica di quel genio irripetibile di Michelangelo (costretto, per anni, ad affrescare la Cappella Sistina sdraiato su un ponteggio), fino al sacrificio dell’eroe borghese Giorgio Ambrosoli, che con il suo prezioso servizio ha testimoniato il suo impegno contro le mafie.
Ma esiste il contro altare dell’Italia vista con gli occhi degli altri, del “pittoresco” in cui si imbattono le grandi personalità straniere, che ammirano un paese naturalisticamente stupendo, ma sempre più assoggettato all’uomo.
Ed è sempre il paese degli scandali vergognosi come il caso del crac Parmalat o delle grandi città, come Venezia, dominante per un secolo e mezzo sui mari e le terre del Vecchio Mondo, per poi essere costretta ad un lento, ma inesorabile declino, economico e politico, che ci catapulta direttamente ai tempi attuali. Non siamo capaci ad imparare dai nostri errori e l’autoassoluzione è sempre dietro l’angolo.
Dopo circa un’ora, l’autore lascia la stanza della Provincia per prepararsi al secondo impegno che lo attendeva in serata nel capoluogo della Granda: uno spettacolo inserito all’interno della stagione teatrale del Teatro Toselli sulla sottovalutata produzione saggistica di uno dei poeti preferiti dal giornalista romano, Giacomo Leopardi.