Attualità - 13 febbraio 2013, 09:12

Cuneo: nel 2012 oltre 300 richieste d'aiuto da parte di donne vittime di violenze. Il messaggio dell'avvocato Cristina Clerico: "Bisogna avere il coraggio di denunciare"

"Fino a tre anni fa pensavo che il fenomeno della violenza fosse qualcosa di lontano, quando un giorno si rivolse a me per una consulenza una mia conoscente, una donna di Cuneo, una madre che mi fece aprire gli occhi sull'entità del problema"

Cristina Clerico

In provincia di Cuneo, nel 2012, 300 donne vittime di violenza hanno chiesto di essere aiutate dall’associazione” Mai più sole”. Ogni due giorni una donna trova il coraggio di squarciare il muro del silenzio e far sentire la propria voce. Dati sconcertanti, quelli forniti dal presidente dell'associazione Fiorito Adonella,  che testimoniano la portata di una vera e propria emergenza che si consuma in silenzio tra le mura domestiche, anche in una insospettabile città come Cuneo.

Abbiamo cercato di approfondire l'argomento, attraverso un’intervista all’avvocato e consigliere comunale di Cuneo Cristina Clerico.

“Fino a tre anni fa ho vissuto il fenomeno della violenza come altri cittadini (per professione infatti  mi occupo prevalentemente di diritto civile) quando un giorno si rivolge a me una conoscente per chiedermi una consulenza legale per una questione di diritto civile” – racconta l’avvocato Clerico. “Ma sin dal primo momento – sottolinea - io e la mia collega (l’avvocato Paola Arcidiacono)  capimmo che il problema reale  era un altro”. E infatti, prosegue “dopo poco è emerso che la donna, madre, di età intorno ai 40 anni, subiva violenze ripetute dal suo compagno, fatti gravissimi che lei si rifiutava di riconoscere come un problema” .

“A quel punto abbiamo fatto il possibile per cercare di convincerla – continua - ad andare via di casa, facendole capire che il problema per cui si era rivolta al nostro studio, in realtà, fosse un finto problema, ma lei si rifiutava di accettarlo”.  
“Un giorno – prosegue - ci incontriamo per l’ennesima volta, lei si presenta all’incontro con una vistosa sciarpa al collo, raccontandoci (senza che noi le avessimo chiesto nulla) che il weekend appena trascorso era andato tutto bene, al punto che non è successo niente fino a ieri sera. E allora le chiedo cosa sia successo”. Poi cerca di giustificarsi “sai ho un brutto carattere, mi risponde, sono io che gli rendo impossibile non trattarmi male, è colpa mia che lo istigo”. Fino a quando “la sciarpa scivola sul collo, mostrando i segni evidenti delle mani del suo compagno sulla sua pelle”. “Questa donna poi – racconta - noi non l’abbiamo più vista, l’ho ancora intravista a Cuneo ma alle mie domande è sempre risultata sfuggente, non è stato il primo caso a cui ho assistito ma mi ha colpito perché è il primo che mi abbia coinvolta da vicino e che mi ha aperto gli occhi su una realtà che conoscevo,ma che in un certo senso pensavo fosse qualcosa di distante e invece è successo a Cuneo a una persona “normale”, italiana e in condizioni economiche ordinarie”.

Ma come si fa a liberarsi “dal giogo della violenza”? “Bisogna essere consapevoli che ci sono della difficoltà quando  si inizia un procedimento legale – spiega l’avvocato Cristina Clerico – perché spesso la persona offesa è anche l’unico testimone e finisce per trovarsi lei stessa sul banco degli imputati”.

“L’importante è agire tempestivamente – sottolinea - rivolgendosi alle associazioni di supporto e/o al proprio legale di fiducia o agli operatori della rete antiviolenza. In primis per evitare le degenerazioni connesse alla mancata denuncia e anche per avere forza processuale  ed evitare che il tempo scorra facendo sì che la denuncia depositata alla fine si svuoti in sede processuale o magari in fase di indagini preliminari”. Difficile dire quanto possa durare il procedimento, di certo “è un percorso lungo da affrontare ma che attraverso le misure cautelari offre degli strumenti immediati”.

Le difficoltà economica  possono scoraggiare le donne a sporgere denuncia, molto spesso chi fa questa scelta si trova costretta ad andarsene di casa, ma afferma Clerico “non ci si può fermare di fronte a questo, ci sono degli strumenti oltre a quelli ordinari come il fondo regionale per le vittime di violenza, istituito nel 2008,  a cui possono accedere le donne vittime di violenza con un reddito pro-capite non superiore ai 30mila euro l’anno”. “ La violenza – conclude - è un problema vero  e uno modo  per combatterlo è di considerarlo un problema sociale, perché nel momento in cui non c’è più accettazione anche implicita del fenomeno allora si potrà cercare di risolverlo”. Infine “Se  ci fossero stati 120 morti noti di Camorra ci considereremmo in preda a un’emergenza di violenza acuta di criminalità organizzata, allo stesso modo i numeri sulla violenza in Italia sono un chiaro segnale di un'emergenza che non sembra conoscere limiti”. 

Al grido "basta alla violenza sulle donne", giovedì a Cuneo si terrà la manifestazione "One billion rising"in piazza Virginio dalle 16.00 alle 20.00 con performance, musica dal vivo, spettacoli e balli. Il comitato spontaneo “Se Non Ora Quando” di Cuneo, promotore dell’iniziativa in città, gestirà l’evento in collaborazione con l’assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Cuneo.

Ilenia Dalmasso