Si consuma proprio in questi giorni, per aver poi - ahimè - presumibilmente tristi conferme tra alcuni mesi, uno strappo non rimarginabile tra sistema partitico e cittadini italiani. Alla Camera è stato, dopo il passaggio forzato presso il Senato della Repubblica, mediante contingentamento dei tempi, licenziato un Ddl Costituzionale molto particolare.
Si tratta di una forzatura inedita e pericolosissima al preciso ed equilibrato metodo che 556 Padri Costituenti liberamente eletti sancirono per l'iter relativo alla modifica della Carta nata dai valori della Resistenza e della liberazione dal Nazifascismo.
Ad essere profondamente stravolti sono nella pratica i tempi e le modalità delle modifiche costituzionali, con accelerazioni e nomina di comitati mai previsti nella stessa Carta, e nel sistema di modifica le basi stesse della divisione dei poteri, con un Esecutivo che regge i fili di un Parlamento sempre più esautorato, e “costretto” a votare a senso unico con il solo scopo di confondere e invertire le cause con gli effetti: l’incapacità del sistema partitico di attuare i principi costituzionali con l’immaginaria inadeguatezza della Costituzione, che impedirebbe di fatto azioni incisive a chi governa e ai partiti stessi.
Intorno e contro al terribile atto di forzatura, un lento ma vivo movimento sta nascendo, un variegato mondo di cittadini, comitati e associazioni che si autodefiniscono “conservatori della Costituzione”, nel senso di custodi strenui delle cause, del merito e delle intenzioni spesso inattuate della Carta stessa.
Al di là dei lavori parlamentari, ritengo vitale che tutti i consessi istituzionali si esprimano su quello che ha le potenzialità per diventare un periodo di “riformismo pro domo sua (dei partiti)”, anzichè per l’approfondimento delle modalità con cui rendere concreti i principi universali che permeano la Carta: doveri non derogabili, rapporti tra singoli e con le istituzioni e il rispetto attivo quotidiano dei diritti universali.
Per questo, oltre a prendere parte alle nascenti realtà territoriali che si pongono l’obiettivo di evitare il “golpe morbido”, ho depositato presso il Consiglio Regionale del Piemonte un Ordine del Giorno (in allegato) che mi auguro potremo affrontare e votare al più presto, al fine di comunicare la contrarietà dell’Assemblea Legislativa piemontese al pericoloso iter ormai integralmente incardinato nelle due Camere.
A nome personale ritengo peraltro meritevole e degno di convinta adesione l’ancora destrutturato, ma determinato movimento nato ufficialmente l’8 settembre 2013 a Roma, su ispirazione diretta di molti autorevoli e rispettabili intellettuali.
Troviamo nuove modalità di attuazione dei principi costituzionali, senza dimenticare mai le basi fondamentali di equità, solidarietà e impegno quotidiano, ognuno secondo le proprie possibilità e capacità!
Fabrizio Biolè - Consigliere Regionale del Piemonte