È un triste primato quello di Cuneo, che nel mese di agosto si trova con più di 1 milione di ore autorizzate di Cassa integrazione, raggiungendo un totale di 7 milioni dall’inizio dell’anno, più 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo pesante aumento porta il Centro Studi di Confindustria Cuneo a stimare che a fine anno le ore di cassa potranno toccare quasi i 10 milioni, un dato di 8 volte superiore ai livelli pre-crisi.
Nella classifica delle Province più penalizzate dal ricorso alla cassa integrazione, capeggiata da Taranto per la nota vicenda Ilva, Cuneo si posiziona al 15° posto, posizione preoccupante per una Provincia che fino a pochi mesi fa dimostrava una più forte resistenza alla crisi.
Dall’esame più approfondito dei dati, si rileva che a causare un tale peggioramento sono nello specifico le ore di cassa integrazione straordinaria, che sono salite del 171% rispetto allo stesso periodo del 2012.
Si tratta con ogni probabilità di aziende che presentano stati di crisi non più congiunturali, causati dalla contrazione del mercato o da difficoltà momentanee di liquidità, ma ormai strutturali. Quindi procedure di crisi più lunghe e articolate rispetto alle normali procedure di cassa integrazione ordinaria.
Nello specifico, l’accelerazione ha toccato 5 settori merceologici del comparto industria: tessile (+978%), installazione impianti per l’edilizia (+291,9%), meccanica (+138,1%), lavorazione metalli non metalliferi (+95,9%) e metallurgia (+70,4%).
“La crisi dalla quale la provincia di Cuneo pareva difendersi meglio degli altri grazie al suo tessuto economico eterogeneo e variegato, ci colpisce ora con durezza – dichiara il presidente di Confindustria Cuneo, Franco Biraghi -. La situazione è molto grave, ma pochi se ne stanno accorgendo, se non gli imprenditori costretti a chiudere i cancelli, i lavoratori rimasti senza occupazione e le organizzazioni che li rappresentano. Voglio lanciare un appello al Governo, alle parti sociali, agli amministratori di Regione, Provincia e Comuni: se non cambiamo velocemente, affonderemo senza scampo. Deve cambiare innanzitutto l’atteggiamento ostativo verso le imprese, le uniche a creare quella ricchezza che poi viene ridistribuita alla società per permetterci quel benessere a cui tutti tendiamo. I funzionari pubblici non possono farsi scudo della burocrazia e di leggi farraginose per trovare il modo di dire di no alle richieste delle aziende. L’obiettivo comune deve essere fare le cose, non trovare il modo di non farle. Altrimenti le aziende di Cuneo si troveranno a dover competere con i loro colleghi di altri territori, secondo parametri che le penalizzano e le obbligano in molti casi alla chiusura o al ridimensionamento dell’attività, con i risultati che stiamo vedendo”.