Attualità - 25 ottobre 2013, 09:31

Cuneo, affitti impossibili per i negozi del centro storico: la girandola di attività che non aiuta il commercio e nemmeno la città

Siamo ormai abituati all'avvicendarsi repentino dei negozi in Via Roma: quale futuro per il centro storico?

Il cartello affisso in Via Roma da un (ex) negoziante della zona

L’onda della crisi pare ancora lungi dal ritirarsi: se ne parla da anni, anche se è arrivata a lambire la nostra grande provincia in relativo ritardo rispetto alla media nazionale.

Ora la preoccupazione è che la crisi si fermi chez nous più a lungo che altrove, visto che sembra essersi trovata bene nella Granda: sono all’ordine del giorno notizie di fallimenti e chiusure e disoccupazione.

La crisi ha messo in ginocchio le grandi imprese: i piccoli commercianti devono remare il doppio per non soccombere. Ad aggravare la situazione, per chi non è proprietario del proprio locale (e parrebbe la maggioranza), c’è l’affitto da pagare a fine mese: un vero e proprio salasso, che raggiunge livelli di follia per le zone più gettonate e storiche.

Cuneo non è da meno: la zona del centro storico, da Piazza Galimberti fino a Piazza Torino, è off-limits per molte tasche. Gli affitti sono davvero alti (2000 euro per 40/50 metri quadrati) e paiono destinati ad aumentare, complici anche gli adeguamenti Istat.

Morale: i commercianti, già duramente provati dalla crisi, sono costretti a “emigrare” in altre zone della città, o a chiudere baracca e burattini.

Ciò comporta conseguenze tangibili non solo nell’assetto della città, ma anche nella percezione dei consumatori: da un lato il commercio diffuso nelle arterie secondarie vivifica il centro urbano, d’altro canto però il centro storico perde la propria identità e il proprio ruolo catalizzatore.

Il cittadino, prima ancora del consumatore, si trova spaesato di fronte ai continui cambiamenti di gestione, all’avvicendarsi continuo dei negozi: lo rileva giustamente “Fabbo el gelaté”, protagonista suo malgrado di questa vicenda di forzato trasferimento. 

“Nel mio mestiere il tempo è fondamentale, quando ho aperto le condizioni meteo non hanno aiutato. Ora però le cose andavano meglio, avevamo aumentato il fatturato, grazie anche ad un settembre clemente. Tuttavia, a causa dei costi di gestione troppo elevati, sono costretto a chiudere il negozio di Via Roma, e ad aprire altrove. La crisi ovviamente si sente, se poi gli affitti sono insostenibili, non si riesce ad andare avanti: e il centro storico si svuota, mentre i consumatori restano disorientati”. 

In realtà, poi, anche subentrare al vecchio affittuario non è facile: a volte, infatti, è prevista una salatissima buonuscita che il nuovo occupante deve consegnare all’occupante precedente. Una soluzione “palliativa” poteva essere quella di affittare una vetrina in Via Roma, tenendo la sede dell’attività in una traversa: anche questa possibilità però presenta un costo elevato, in quanto non bastano cento euro al mese per uno spazio espositivo nelle arterie principali.

Così anche le vetrinette laterali ai portici si svuotano, sommandosi alla girandola della attività che si rimpiazzano: e resta solo più lo scheletro di una città che smarrisce la propria identità.

 

Marta Gas