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Politica | 12 febbraio 2014, 17:59

Giochi finiti per la Regione Piemonte capitanata da Roberto Cota ed il centrodestra

Molti i commenti politici e le previsioni per un futuro ancora incerto, tra chi esulta e chi si indigna.

Giochi finiti per la Regione Piemonte capitanata da Roberto Cota ed il centrodestra

Giochi finiti per la Regione Piemonte capitanata da Roberto Cota ed il centrodestra. Giochi che sono stati ad ostacoli fin dal giorno dopo delle votazioni, tra ricorsi e avvisi di garanzia.
Da una parte e dall'altra si scaldano i motori per preparare le liste ma soprattutto è già scattato da tempo - prima ancora del pronunciamento del Tar - il toto governatore che vede schierati in pole position l'ex sindaco di Torino ed ex presidente della Fondazione Sanpaolo Sergio Chiamparino per il centrosinistra e per il centrodestra Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa nell'ultimo governo Berlusconi e fondatore dei Fratelli d'Italia con Ignazio La Russa e Giorgia Meloni.
Sono loro i più quotati, nonostante i mal di pancia da una parte e dall'altra.
Molti i commenti politici e le previsioni per un futuro ancora incerto, tra chi esulta e chi si indigna. "Giustizia è fatta, questa volta definitivamente. - è stato il commento di Mercedes Bresso -  È stata una battaglia lunga e dura ma sono lieta. Ora i tempi per andare a votare accorpando le regionali con le europee e le amministrative ci sono tutti. Finalmente si interrompe un governo della Regione illegittimo. Si metta un punto su questa lunghissima questione e si ridia al Piemonte una legislatura legittimata e in grado di far fronte ai problemi".
Per Roberto Cota, invece, con questa sentenza «si vuole interrompere il lavoro di una Giunta che in quattro anni ha rimesso in piedi e risanato il Piemonte. E' un affronto ai piemontesi, che hanno espresso il loro voto chiaramente,  ed è un affronto ai principi basilari della democrazia. Un sistema che fa questo dopo quattro anni, quando non è mai stato in discussione il risultato delle elezioni, non è credibile. Non ci sono parole per raccontare quello che è successo: è la morte della democrazia. Si tratta dell'ultimo tassello di un disegno ben preciso della sinistra che vuole a tutti i costi il Piemonte, pur avendo perso le elezioni». «La sentenza del Consiglio di Stato rappresenta la fine di un'agonia sotto molti punti di vista - scrivono in una nota congiunta il segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando e il capogruppo a Palazzo Lascaris Aldo Reschigna -. Un'agonia giudiziaria, perché ci sono voluti quattro lunghi anni per riconoscere formalmente che le elezioni del 2010 non erano valide. La Regione per quattro anni con Cota è stata lasciata abbandonata a se stessa, senza una guida all'altezza dei problemi portati dalla più grave crisi economica vissuta dal Piemonte da decenni».
"E' un provvedimento assurdo - ribadisce William Casoni di Fratelli d'Italia -, una forzatura della magistratura che ha voluto mandare i piemontesi a votare. Se si fossero sottratti dai voti quelli della lista Pensionati per Cota con quelli della lista dei Consumatori di Bresso già considerata dal Tar avrebbe sempre vinto il centrodestra."
Esulta anche il Movimento 5 stelle che con Davide Bono chiede "voto subito e piazza pulita di questa classe politica impresentabile".
"Finalmente ci sono riusciti, dal 2010 ci hanno provato in tutti i modi, ora ce l'hanno fatta, anche se con un metodo antidemocratico", commenta il consigliere regionale della Lega Federico Gregorio e prosegue: "Inaccettabile far cadere in questo modo un governo che ha lavorato molto e bene a un anno  dalle votazioni".
La pensa più o meno allo stesso modo il coordinatore del Movimento Riva destra a Cuneo Francesca Salvagno: "Una sentenza, quella del Consiglio di Stato, che conferma in Italia la modifica della Costituzione: la sovranità non appartiene più al popolo. Con una sentenza 'politica' si ribaltano finanche i due precedenti pronunciamenti da parte dei tribunali di Asti e Cuneo". "E' un calcio - conclude la nota - alla democrazia e ai piemontesi, i quali dovranno recarsi di nuovo al voto con il dubbio dell'utilità concreta della volontà popolare: se vince la sinistra è democrazia, se perde si va dai giudici, o al Quirinale".

N.L.

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