Attualità - 17 luglio 2014, 07:17

Perché non affidare a Torino Nuova Economia l'incarico di reindustrializzare i siti in dismissione?

Non una provocazione, ma una proposta ai Comuni dell'albese-braidese

Egregio Direttore,

Le chiedo la gentilezza di uno spazio per illustrare alcune riflessioni a voce alta sulla condizione, oramai da allarme, in cui versa ampia parte del tessuto produttivo e occupazionale cuneese e, in questo ambito, albese e braidese.

Aziende storiche si azzerano, o si ridimensionano drasticamente, e le cifre indicative di un calo del ricorso alla cassa integrazione potrebbero preludere alla fase successiva, ossia alla mobilità degli occupati.

I risultati fisici immediati sono sotto gli occhi di tutti: capannoni che si svuotano o che lavorano solo più in parte e in spazi ridotti, con la necessità di ridestinare siti sui quali è o sarà destinata a campeggiare a lungo la dicitura "affittasi".

Non mi soffermo qua sulla valenza disastrosa dei primi provvedimenti introdotti dal Governo in carica, dal vertiginoso aumento delle forme di complicazione e di oppressione fiscale e amministrativa alla maggiore tassazione immobiliare che con la riforma del catasto potrebbe addirittura aggravarsi; e tralascio il "balletto" delle dichiarazioni di Palazzo Chigi per cui il giorno prima c'è la manovra bis, il giorno dopo non c'è più e il terzo giorno rispunta, con tutto quel che consegue sul piano delle attese di consumatori e investitori anche qui.

Attraverso questo intervento intendo unicamente evidenziare quelli che sarebbero margini di manovra di totale competenza degli Enti locali e sottolineare la questione del marketing industriale, che qualche risultato potrebbe positivamente apportare alla causa dello sviluppo territoriale, consentendo rilocalizzazioni industriali qualificate all'interno di aree in dismissione, il tutto anche a legislazione vigente.

Questo tipo di intervento promozionale non può che naturalmente competere a un Ente di area vasta, ma non l'ennesimo in una selva di Partecipate che non ci possiamo economicamente più permettere e in tanti casi sviluppano solo più se stesse; si tratta semmai di aderire e dare più forza a pochi progetti ma forti e che, in aree difficili come il Torinese, stanno già dimostrando di funzionare - si veda il caso della significativa riassegnazione produttiva di parte delle aree ex Fiat - e che potrebbero estendere i propri benefici anche qui nella Granda, dove la piaga dei capannoni vuoti assume dimensioni senza precedenti e si accompagna a un tasso di disoccupazione salito in 5 anni dal 3 al 7 per cento.

Ecco che fare, in definitiva. I Comuni dell'area albese e braidese potrebbero valutare con interesse la possibilità di aderire alla Società Torino Nuova Economia, la cui missione è appunto quella della reindustrializzazione di siti in disuso, che dalle aree Fiat potrebbero estendersi ad altri ambiti dove le soluzioni richiedono oramai strumenti al di fuori della portata di quelli dei singoli Comuni coinvolti da crisi aziendali con ricadute molto, ma molto più capillari.

Alessandro Zorgniotti