Nel bel quartiere italo-polacco di Ridgewood, nel Queens, c'è la sede di Radio Maria italiana a New York. É una modesta casetta in legno, da 22 anni base per le trasmissioni radiofoniche. Fondata da un prete scalabriniano, padre Valter, qui come altrove, vive di volontariato e offerte. Ve ne sono tre nella City, una in inglese, una in spagnolo ed una in italiano appunto.
Questa è la più popolare, tra i cattolici immigrati. Come in Italia, ne apprezzo la capacità incursiva di evangelizzazione. È eccezionale per chi viaggia molto o è bloccato in casa dall'età o dalla salute. L'effetto che produce è il medesimo che convertì il fondatore dei Gesuiti, Sant'Ignazio: ciò che è leggero stanca, ciò che è spirituale ristora.
Nel XVI secolo si trattava di letture, oggi di onde. La televisione svuota chi è sempre in casa, qualche ora di radio invece sostiene. Oggi sono stato invitato per celebrarvi la messa e per un dialogo con gli ascoltatori da una parrocchiana che vi presta servizio. E così ho conosciuto un altro spaccato di Italia in America. Chi venne qui decenni fa, pieno di forze e sogni, e anche di fede, ora vede i nipoti appagati, fare spesso scelte non condivise e disertare le chiese. Invecchiare da migrante fa affrontare una doppia solitudine.
Si è lontani dalla patria e si ha in casa una famiglia che non vive gli stessi valori. Facile dire 'è normale' quando tocca ad altri, meno se tocca a noi. Radio Maria fa per loro un bel servizio, bilanciando programmi dall'Italia con trasmissioni autoprodotte.
Una curiosità: nessuno degli ascoltatori sapeva dove si trova Saluzzo...