Il Museo Civico Craveri sabato 20 settembre alle ore 17 offre un pomeriggio “dalle stelle alle stalle”, divagazioni, illazioni e musica tradizionale a proposito di tre libri: Storia Sentimentale dell'Astronomia di Piero Bianucci (edizioni Tea) Diario di Bambù detto Bu di Caterina Gromis di Trana (edizioni Salani) La Grappa alla Vipera di Renato Scagliola (edizioni Zedde).
Protagonisti, insieme agli autori, i Cantambanchi gruppo torinese protagonista della stagione del Folk Revival anni '70 con all'attivo numerosi dischi, concerti e diverse presenze televisive specialmente su RAI 3. Fra le loro canzoni ricordiamo: “Los Indios de la Langa”, “Sota i portic d Cuni”, “E andavo in Fransa”, “Ballata Energetica”, “Canzone del Cibbo, ecc.”
Laura, Franco e Renato, membri fondatori dello storico gruppo di folk progressivo piemontese (insieme alla seconda generazione Daniele e Giuliano) sono di nuovo insieme per lo spettacolo al Museo Craveri Laura Ennas – voce Renato Scagliola - voce Franco Contardo - voce Giuliano Contardo - chitarra, voce Daniele Contardo - fisarmoniche, chitarra, voce (al suo una serie di collaborazioni con molteplici realtà artistiche fra cui i Modena City Ramblers)
Gli autori dei libri:
Piero Bianucci "Storia sentimentale dell'astronomia"
La meravigliosa avventura degli uomini e delle donne che hanno esplorato il cielo Talete cadde in un pozzo mentre passeggiava guardando la Luna. Tycho Brahe girava con un naso d’oro perché aveva perso quello vero in un duello. Keplero scoprì le leggi del moto dei pianeti ma faceva oroscopi per campare e salvare dal rogo la madre fattucchiera. Galileo frequentava case di piacere, ebbe tre figli da un’amante e ormai vecchio scoprì la bellezza di un amore intellettuale. Cassini usò l’astronomia per diventare ricco e sistemare figli, nipoti e pronipoti. Newton era invidioso e attaccabrighe, fu più alchimista e teologo che scienziato e come inflessibile direttore della Zecca di Londra mandò alla forca decine di piccoli falsari. Le Verrier, scopritore del pianeta Nettuno, fu avido e tirannico. Einstein cancellò dalla sua vita una figlia avuta prima del matrimonio. Hubble, padre del Big Bang, da giovane era un pugile in corsa per il titolo mondiale dei medio-massimi. Donne come Henrietta Leavitt e Jocelyn Bell che scoprirono il “metro dell’universo” e le stelle di neutroni dovettero subire capi maschilisti. Ma oggi altre due donne sono sulla frontiera della ricerca: Vera Rubin, detta “la dark lady” perché documentò l’esistenza della “materia oscura”, e Jill Tarter, portabandiera della ricerca di extraterrestri intelligenti. Tutti conosciamo le battaglie scientifiche e civili di Margherita Hack. Dallo sgomento dell’uomo primitivo nella notte gremita di stelle alle grandi domande esistenziali dell’uomo moderno fino alla scoperta della “particella di Dio”, il cielo continua ad essere specchio dei sentimenti, della Ragione e della curiosità umana. Nella storia dell’astronomia c’è tutta la nostra storia. Piero Bianucci, editorialista scientifico a “La Stampa”, cura il mensile “le Stelle” fondato da Margherita Hack e l'edizione italiana del mensile "BBC Scienze". E' autore di molti libri divulgativi che trattano di astronomia, energia, telecomunicazioni e tecnologie avanzate. Per Longanesi ha scritto “Le macchine invisibili”. Insegna Comunicazione scientifica in un master dell'Università di Padova. La International Astronomical Union gli ha dedicato il pianetino 4821 in orbita tra Marte e Giove.
Caterina Gromis "Diario di bambù detto bu"
Una storia di ordinaria e straordinaria vita domestica “All'imbrunire ho capito che quei due mi hanno proprio mollato, ero solo, abbandonato e allora sai che soddisfazione fare la voce grossa con il vicino invadente per difendere una casa disabitata… Tanto vale. Quei due si meriterebbero che fossi io ad alzare la zampa sulle ringhiere, a fare scempio della pattumiera e a rubare le crocchette. E invece io, che sono beneducato e molto equilibrato, per ripicca faccio una sola cosa: non mangio. Cosi vedranno. Nemmeno una pallina, dovessi crepare, finché non tornano” A guardarlo negli occhi sembra di leggere tutti i suoi pensieri: e invece, chi lo sa cosa passa per la testa di un cane? Non un cane qualunque, ma l’eroe di questa storia: Bambù detto Bu, un solido, autorevole e aristocratico labrador nero che a un tratto, dopo una vita ricca di soddisfazioni trascorsa accanto ai suoi amatissimi umani, si ritrova all’improvviso in compagnia di perfetti sconosciuti, chiassosi e inutilmente cordiali. Bu, creatura intelligente e disincantata, intuisce la tremenda verità: i suoi padroni non possono averlo abbandonato. Piuttosto, devono essere morti. E ora lui dovrà cavarsela da solo, rifiutando il cibo (ma senza esagerare) e rispondendo con freddezza a quegli insulsi sostituti. Mentre l’estate scorre, tuttavia, Bu recupera energia e buonumore, e si ritrova forte abbastanza da affrontare il grande enigma: i suoi padroni sono davvero morti? Un romanzo ma non un’opera di fantasia, una storia basata su mille storie vere, raccontata in prima persona da un cane che, come tutti i cani, ha una personalità unica e irripetibile. E che, come tutti i cani, è in grado di comunicare i sentimenti più profondi. Caterina Gromis di Trana, autrice brillante ed esperta, non ha dovuto fare altro che trascriverli su carta, per il piacere dei lettori e di Bu. Caterina Gromis Di Trana è nata nel 1962. Laureata in scienze biologiche a indirizzo ecologico, collabora con i periodici La Stampa, Gardenia, Oasis, Cani, Piemonte Parchi, Bell’Italia. Ha pubblicato vari libri di divulgazione naturalistica. Questa è la sua prima prova narrativa.
Renato Scagliola "La grappa alla vipera"
Piccole indagini sulla campagna di un passeggero d’altura Alberto Salza, eretico antropologo torinese, autore della trilogia sulla disumanità (ultimo libro: Eliminazioni di massa, preceduto da Niente e Bambini perduti sui problemi africani), mi faceva notare che il titolo La grappa alla vipera non è incoraggiante come segno dei tempi passati e presenti. È vero. Io invece pensavo solo a una vecchia abitudine montanara, tipica della cultura alpina, rustica e sanguigna, dove la forza e la virilità si manifestavano anche bevendo una porcheria persino brutta da guardare. Quindi una cosa simbolica, come il piccolo che significa il grande. La storia della grappa alla vipera è solo una delle tante presenti nel libro, scaturito quasi da solo da una serie di appunti e considerazioni che sembrano slegate, mentre c’è un filo rosso che lega tutto. Concetti arcani, difficili: dalla devastazione del territorio, comprese Langhe e Monferrato, alle periferie di comuni grandi e piccoli che amministratori incapaci e disonesti hanno realizzato con supremo disprezzo dell’armonia e di un minimo di bellezza… Piccole indagini sulla campagna: contadini che sono passati dalla vecchia trebbia sull’aia al computer e al laser per spianare i campi, pastori che fanno formaggi in alpeggio che finiscono nelle botteghe di Eataly e panettieri che fanno buone pagnotte… La montagna è tema importante, frequentata fin da ragazzo, dove sono sempre stato non bene ma benissimo, in santa pace e libertà, meditando anche sul passato e sui nostri antenati che si sono ammazzati per secoli per sopravvivere con due castagne, un po’ di formaggio, polenta. E noi passeggeri d’altura, commossi dai segni lasciati, terrazze, frazioni deserte e pericolanti, cappellette, ci interroghiamo senza darci risposte su questo mondo in dissolvimento e non salvabile. Nel libro viene fuori anche il decesso dell’etica e della buona educazione, l’invadenza della burocrazia che dalla pianura va a infettare anche gli alpeggi e i rifugi, portando in alto il peggio dei prodotti avariati di un progresso bottegaio che sembra dover crescere all’infinito fino a scoppiare.
Temi affrontati anche con sarcasmi e cattiverie, sapendo purtroppo che è una battaglia persa. Gli stupidi sono tanti, prepotenti e invincibili. Poi ci sono gli amici, come quel Giancarlo Perempruner col quale ho camminato e arrampicato per tanti anni nelle valli di Cuneo scoprendo un territorio per me incantato, e poi andare in giro coi Cantambanchi, combriccola di amici musicanti ancora saltuariamente cantanti per gioco e divertimento: una piccola banda di musica e canti popolari, in giro dal 1970, con grandi soddisfazioni in circuiti underground e concerti in posti inadatti meglio se in provincia di Cuneo.
E il lavoro di giornalista che mi ha insegnato a fare domande, ascoltare, e trattare con la gente, cercando di capire, accumulando solide amicizie diverse ma tutte in qualche modo legate …