Tanto tuonò che, verrebbe da dire, piovve. E sebbene fosse stato revocato il progetto della Giletta SpA di Revello, azienda che produce macchine per la manutenzione stradale, di mettere in mobilità 8 lavoratori del reparto magazzino (Contratto Nazionale Metalmeccanici) per sostituirli con altri 8 di una Cooperativa (che potrebbero anche essere gli stessi, qualora si licenziassero e diventassero soci della Coop, Contratto Nazionale Logistica, Trasporto Merci e Spedizione), questa mattina la pioggia si è materializzata con una lettera consegnata a mano a 3 dipendenti con la quale l’Azienda comunicava loro che in attesa del compimento del tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dalla Legge ed attivato dalla Società avanti la Direzione Territoriale del lavoro di Cuneo, di “non ritenere necessario, allo stato, di avvalerci della sua prestazione lavorativa, a decorrere dal 1 maggio 2015, mantenendo ella titolo a percepire la retribuzione, fermi, del caso, gli effetti di cui all’articolo 1, comma 41, della Legge 92/2012". Un licenziamento individuale.
Checché ne possano dire quei dipendenti che avevano firmato una lettera (poi modificata, ma mai giunta ai vari destinatari, compresi gli organi d’informazione) con la quale tessere sperticate lodi alla proprietà (di alto profilo umano ed imprenditoriale), bacchettato i giornali locali per aver esplicata una situazione aziendale decisamente fuorviante e non veritiera ed attaccato i sindacati, colpevoli – ahiloro – di aver osato parlare con largo anticipo di quanto si sarebbe poi puntualmente verificato alla fine della vertenza, vale a dire i licenziamenti. Che non sono più 8, ma che rimangono pur sempre 3. Sarebbe curioso sapere oggi dove sono i firmatari di quella lettera e con quale stato d’animo guarderanno in faccia i 3 colleghi licenziati (e disoccupati) in favore dei quali non hanno imbarazzatamente mosso un solo dito. Anzi.
Va detto che la pioggia di questo primo lunedì di maggio, non è stato un inatteso temporale.
In una mail inviata al RSU, già martedì 28 aprile scorso, Enzo Giletta scriveva: “Come ci siamo detti venerdì sera durante il nostro colloquio, con la partenza del “progetto logistica” non vediamo possibilità di ricollocazione all’interno dell’azienda delle persone che operano in magazzino. Continuiamo quindi a valutare altri scenari”. Non servivano altre parole per capire che si andava verso i licenziamenti.
Prima ci sarà il tentativo di conciliazione reso obbligatorio dalla Legge ed attivato dalla Società avanti la Direzione Territoriale del lavoro di Cuneo. Se la conciliazione avrà esito positivo e prevedrà la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, si applicheranno le disposizioni in materia di assicurazione sociale al fine di favorire la ricollocazione professionale. Se invece il tentativo di conciliazione fallirà, decorsi i termini, il datore di lavoro potrà comunicare il licenziamento al lavoratore. Il che, se non è zuppa sarà quantomeno pan bagnato, pur con la differenza dell’Assicurazione sociale.
Comunque vadano le cose, il sindacato impugnerà il provvedimento perché se da un lato il lavoratore non può contestare la scelta dell’imprenditore nella cernita dei modi più efficaci di condurre l’impresa, dall’altro può contestare al datore di lavoro di non averlo riutilizzato qualora - pochi giorni dopo (o prima) del suo licenziamento – questi procede all’assunzione di una nuova figura professionale assolutamente analoga.