Sul palco “Let It Beatles” con Alberto Marsico all'organo Hammond, Simone Santini al sax, akay ewi e flauto e Enzo Zerilli alla batteria.
Nel 2007 il Conservatorio di Salerno ha istituito un corso di “organo Hammond”, confermando così il ritorno in scena di uno strumento – brevettato in origine per una destinazione liturgica – glorioso simbolo, negli anni 60/70, della cultura alternativa. Ed è uno specialista, un virtuoso dell’Hammond come il torinese Alberto Marsico che raccoglie attorno a se l’energia creativa e versatile di Enzo Zirilli , da 25 anni sulle scene, sia dal vivo che in studio, con grandi musicisti del Jazz, della World Music e del Pop, nonchè la multiforme esperienza di Simone Santini, il cui nome attraversa con nonchalance sia i territori del “pop” associandosi a Irene Grandi piuttosto che a Jovanotti, quanto del “colto” vincendo il concorso di composizione “2 agosto” a Bologna. In primo piano una città, Londra, e una comune passione: i Beatles. E forse proprio mentre Marsico varcava la soglia del mitico Studio 2 di Abbey Road di Londra dove all'organo sedevano Paul McCartney e Billy Preston, nasceva l’idea di “Let it Beatles”, oggi un cd che rilegge con improvvisazioni arditissime, temi espansi o compressi, batteria fantasiosa, timbri e sonorita’ nuovissime, melodie e ritmi degli intramontabili “scarafaggi”.
LA RASSEGNA 2015 - “CONTAMINAZIONI”
Proveniente dalla letteratura, il termine “contaminazione”, ossia la “fusione di elementi di diversa provenienza nella composizione di un’opera letteraria”, migra volentieri in ambito musicale sin dai remoti tempi di medievali intrecci tra sacro e profano, in quel caso ancora suscettibile a reprimende morali assonanti con “corruzione”. Risalendo l’arco dei secoli invece la “fusione di elementi diversi” ha sempre più identificato un positivo atteggiamento di libertà dalle pastoie dell’accademismo, di stimolante curiosità, di sguardi oltre la cortina di generi, forme e contenuti codificati dalla tradizione. In tempi recenti sinonimo di molteplicità, alias modernità, la “contaminazione” sembra riassumere l’evoluzione stessa del linguaggio e delle forme di spettacolazione musicale oltre il campi dei prodotti d’avanguardia - per definizione limitati ad una dimensione cenacolare - verso l’accoglimento di gusti e istanze di un mercato allargato all’inverosimile dall’azione dei media. Le declinazioni del “contaminare” musicale, come intersezione di generi, cross-over storico, trasversalità con altre discipline artistiche, appropriazione timbrica (trascrizioni da uno strumento ad altro/i che diventano di fatto fenomeni di ri-creazione) costituiscono il fil-rouge dell’edizione 2015 di “Recondite Armonie”. Da un cuore classicamente verdiano – e quale grande cuore si gioca nel dramma sempre attuale di Violetta! – sembrano irradiarsi vettori centrifughi che ammiccano al jazz, alla musica popolare, al pop, accogliendo le proposte di una creatività che rigenera le figure del virtuoso-compositore e fantasioso improvvisatore (Beatles, Tribute, Skylines), che accoglie mutazioni teatrali (Orfeo) come omaggi letterari, particolarmente doverosi in anniversari importanti come quello dantesco. E per quanto ci siano, sul diritto sentiero, gli appuntamenti organistici a ritornare il culto del concertismo tout.court, (ma chi ha cominciato ad improvvisare sulle tastiere se non proprio gli stessi cultori del re degli strumenti?) la programmazione ammicca a quella musica tout-court che “trae a se lì spiriti umani, che quasi sono vapori del cuore, sì che quasi cessano da ogni operazione: si è l’anima intera quando l’ode, e la virtù di tutti quasi corre a lo spirito sensibile che riceve il suono”, tanto per restare con il sommo poeta.