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Saluzzese | 17 luglio 2015, 17:10

Migranti della frutta: quella di Saluzzo è una realtà che non ha eguali in Italia

Presentato il rapporto del Progetto Presidio della Caritas Italiana sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura. L’‘incontro ha innescato un dibattito sulla situazione. E’ stato il primo incontro di una serie di eventi aperti alla cittadinanza

Saluzzo, la presentazione del progetto di Caritas Italia al chiosco del campo solidale del Foro Boario

Saluzzo, la presentazione del progetto di Caritas Italia al chiosco del campo solidale del Foro Boario

Presentato mercoledì sera, nel “chiosco in giardino” all’esterno del campo solidale Caritas, al Foro Boario, che ospita ad oggi 380 migranti, il rapporto “Nella Terra di Nessuno. Lo sfruttamento lavorativo in agricoltura”.

Un quadro sulla realtà che vive la manodopera straniera in Italia, raccolto grazie al Progetto Presidio, finanziato dalla Cei e coordinato da Caritas Italiana, in collaborazione con dieci Caritas diocesane, nove del Sud, Saluzzo l’unica al Nord. L’iniziativa avviata nel 2014 e presentata il 2 luglio scorso a Expo, vuole promuovere azioni contro lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, come ha sottolineato Carlo Rubiolo responsabile del progetto (è l’unica operazione del genere messa in campo in Italia) svolgendo azioni di monitoraggio, aiuto, accoglienza, ascolto, accompagnamento, consulenza legale e lavoristica, assistenza sanitaria e segretariato sociale.   

Rispetto al rapporto che denuncia una situazione di caporalato nelle aree del Sud, una vera e propria guerra tra poveri strutturata, Saluzzo non presenta questo fenomeno ed è un caso a sé. “Qui i migranti si cercano un lavoro autonomamente e nessuno chiede quote di salario, addirittura per ricaricare batterie. Ma abbiamo riscontrato forme di elusione a livello contributivo tra il numero giornate lavorative prestate e quelle registrate all’Inps”

Diversa anche la tipologia del fenomeno: “A Saluzzo si ha un nucleo grande concentrato nello stesso luogo, che ha quindi una grande visibilità, mentre al Sud i migranti vivono sparsi (anche per la geografia rurale diversa) in gravissime condizioni abitative: in casolari abbandonati, baracche, tende o addirittura all’addiaccio, nell’assenza assoluta di servizi”.

L’istantanea della situazione saluzzese, quella numerica (ad oggi 380 persone,  dei quali 300 hanno posto nelle 33 tende e due strutture in legno, i restanti i all’esterno sotto una tettoia) e quella organizzativa, è stata presentata da Virginia Sabatini, coordinatrice del Progetto Saluzzo Migrante, nato nel 2015 sull’esperienza del campo solidale dello scorso anno, rispetto al quale, agli sportelli già attivi, si è aggiunto il “Chiosco”.  

Un nuovo spazio per l’integrazione “un ponte tra migranti, Forze dell’ordine, popolazione, per creare un clima di scambio e fiducia al fine di risolvere le problematiche interne. Qui sono previsti eventi promossi dai volontari per stimolare il dialogo “.

Chiamiamoli migranti e non migranti della frutta- Paolo De Marchi ex consigliere provinciale della Lega Nord - visto che il settore è in crisi. L'accoglienza deve andare di pari passo con il lavoro, altrimenti ci saranno sempre più migranti in giro per la città e cittadini preoccupati”. Posizione ripresa dal consigliere comunale di minoranza dello stesso schieramento Domenico Andreis, il quale ha precisato che la posizione della Lega è quella di voler studiare la situazione per contribuire a risolvere il problema ai migranti e ai cittadini.

Mi chiederei piuttosto se ci sono alternative al bisogno di manodopera stagionale nel Saluzzese" la risposta del sindaco Mauro Calderoni, la cui analisi sul fenomeno ha messo al centro il rapporto tra domanda e offerta. “Gli stagionali  da Sud a Est qui hanno sempre riempito il vuoto del bisogno di un settore primario dell’economia. Non capisco le reazioni anomale che hanno accompagnato la presenza di questi lavoratori.” Fuori da ideologie e forzature, per Calderoni occorre individuare nuove modalità alternative al meccanismo dei flussi che non è più adeguato al momento storico. Manca la volontà politica, il quadro normativo non aiuta e le istituzioni sono inadeguate a fronteggiare certi numeri. Deve sopperire la società civile, il volontariato, la Chiesa, dice il sindaco.  

"Il campo di Saluzzo grazie alla Caritas, dopo l’emergenza del 2013 con 800 migranti, passati a 400 nel 2014 e oggi a 350 è una  eccellenza, un modello virtuoso di cui però la stampa non si occupa più. Gli stagionali non vengono certo per turismo in città".

Sempre il sindaco ha sottolineato come il comune di Saluzzo, pur avendo aumentato gli stanziamenti per i servizi sociali, non eroghi una euro nel progetto del campo migranti.

Non cerchiamo il battimano - Don Beppe  Dalmasso direttore Caritas – e vogliamo lavorare con tutte le forze politiche per fare un lavoro organizzato, guardando in faccia chi opera in questo campo e chi accogliamo. Anche a loro è stata chiesta collaborazione. Nella casa del custode al cimitero, gli stagionali pagheranno un euro al giorno per le spese e il posto andrà a chi ha un contratto di lavoro. Per ora siamo  gli unici del nord e centro Italia e ogni anno impariamo dall’esperienza. Il fatto che ci sia un discreto numero di giovani che si da fare, interiorizzando così la mentalità dell’accoglienza è la carta vincente. E, oggi anche la cittadinanza, il quartiere sta facendo accoglienza"

La compagine del volontariato è numerosa e variegata, ha sottolineato Alessandro Armando coordinatore di Saluzzo Migrante, composta da giovani a meno giovani, professionisti volontari agli sportelli, dal comitato antirazzista, dagli scouts, da tante persone, da direttori di banca a consiglieri regionali. 

Vorrei che la Caritas, fosse la quarta risposta di accoglienza (Don Beppe). Al primo posto i datori di lavoro, al secondo i 15 comuni della frutta (l'80 per cento della raccolta è nel circondario e non a Saluzzo). Ogni mattina ci sono circa 300 bici che girano, lungo le strade verso questi paesi. Al terzo posto gli enti che tutelano la categoria agricola e poi noi. Non sia dato per carità ciò che va dato per giustizia.

Al primo posto, secondo Lele Odiardo del Comitato antirazzista, ci devono essere i migranti e la possibilità per loro di far conoscere la sofferenza e la richiesta.

Se nel rapporto Caritas Italia, si parla di Saluzzo come “accoglienza a metà” il report personale di Adam del Burkina Faso che ha ringraziato per l’accoglienza la città, la giudica al 70% positiva. “Abbiamo ancora un 30 per cento da raggiungere – ha concluso don Beppe.

Vilma Brignone

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