Politica - 25 luglio 2015, 11:30

#controcorrente: serve un’Illuminata non di lampadine, ma di idee e di progetti da sfruttare tutto l’anno

Cuneo non ha ancora capito “cosa vuole fare da grande”, però deve decidersi in fretta perché non è già più il capoluogo della provincia

La “sbornia” di suoni e colori dell’Illuminata, in via Roma, a Cuneo, dal 4 al 14 luglio, leggendo i manifesti fatti appendere in città dagli organizzatori, ha incassato un successo strepitoso: 700.000 presenze; 60.000 lampadine accese; 150 volontari che hanno lavorato all’iniziativa e altri 300 incaricati del servizio di sicurezza; 50 sponsor che l’hanno sostenuta; 20.000 biglietti della lotteria venduti; 540 persone alla cena del sabato “Mangiarti” e altre 750 a quella di contrada Mondovì. Poi, la processione in onore della Madonna del Carmine, con la partecipazione di 70 Confraternite, e gli spettacoli serali curati da 60 gruppi e associazioni.

In effetti, per un appuntamento mai visto prima nel capoluogo della “Granda”, la riuscita è stata sorprendente e clamorosa e accompagnata da tanti commenti positivi. Anche se proprio su alcuni di quei manifesti appesi in città (in foto quello accanto al Municipio) sono comparse le scritte “pagliacci” e un volantino (quest’ultimo subito rimosso) con altre frasi non proprio entusiaste dei dieci giorni di festa.

Al di là dei giudizi sull’iniziativa, sempre personali, c’è, tuttavia, un rischio, peraltro già confermato nei giorni dopo lo svolgimento della stessa: via Roma pedonale, senza la frequentazione continua, diventa un deserto.

E, in ogni caso, quel poco di passeggio serale svuota pericolosamente le altre zone della città. Rendendole dei contenitori vuoti.

Qualcuno sostiene che l’Illuminata va ripetuta. Ne siamo proprio sicuri? Quest’anno era “abbinata” all’inaugurazione di via Roma ristrutturata e poteva starci una manifestazione sfarzosa, pur di solo divertimento e di nessun spessore culturale. Nel 2016, forse occorrerebbe pensarci bene. Ancora una volta, infatti, Cuneo ha disorientato tutti su cosa “voglia fare da grande” e su quale possa essere la sua identità futura. Vocazione che, negli ultimi decenni, in un periodo di grandi trasformazioni sociali, non è mai stata trovata e, forse, nemmeno abbozzata. Tradizioni? Cultura? Spettacoli? Arte? Feste popolari?

Abbiamo assistito a numerosi tentativi delle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo, tutti andati a vuoto. Resistono, da molte edizioni, le iniziative organizzate, nei vari settori, dai privati: Grande Fiera d’Estate; Straconi; Fausto Coppi; Isola di Mondo; la stagione estiva del Nuvolari; il concorso “Scultura da vivere” e il Carnevale dei bambini: quest’ultimo coordinato dalla Diocesi. E i tanti appuntamenti “mangerecci” che, nel corso degli anni, si sono sostituiti uno all’altro.

Il Comune, di suo, ha portato in dote la Fiera del Marrone e Scrittorincittà. La prima, certo, è una straordinaria festa popolare con centinaia di migliaia di persone, ma offre poche castagne delle nostre valli e nulla di storico e artistico. L’unico legame con le tradizioni è rappresentato dalla Fattoria Didattica della Coldiretti e da qualche concerto di musica occitana. Quest’anno, poi, pare che, per mancanza di soldi, non si faccia più “Uomini di Mondo”. Privando la comunità di un pizzico di goliardia.

Scrittorincittà si caratterizza per il rilevante spessore culturale e la notevole presenza delle scuole: spesso, però, pur non essendo così, i cittadini la bollano ancora di avere un marchio “elitario”. Forse, proprio per “sfatare” quest’idea, incarnatasi nell’immaginario collettivo, bisognerebbe farla diventare un percorso, a tappe, che dura dodici mesi. Inoltre, dopo aver buttato al vento i concerti gratuiti, con artisti di valore internazionale, come quello della Memoria o l’estivo in piazza Galimberti, ci sono ancora, per fortuna, decine di iniziative realizzate, con fatica, dalle associazioni del territorio. A partire dalle serate di luglio dei commercianti, seppure ormai “sgonfie” sotto il “peso” della ripetitività. O i festeggiamenti nei quartieri e nelle frazioni. Se questo è quanto, adesso, possiamo offrire, almeno si potrebbe predisporre un unico e corposo cartellone annuale suddiviso nei dodici mesi, provando a dimostrare che Cuneo continua a essere “viva”. Altrimenti il viale del tramonto è vicino.

La città non è più, o forse non lo è mai stata, il capoluogo culturale, artistico e del cibo della “Granda”. Sempre ingoiata da Alba e, adesso, da Barolo e Mondovì con Collisioni e Mondovisioni, Dogliani con il Festival della Tv e dei nuovi media e Bra con Cheese. Oppure dal fermento di tanti altri luoghi molto più piccoli. Non vengano, però, a raccontarci che mancano le risorse, perché se riescono gli altri…

Cuneo se vuole di nuovo essere protagonista e punto di riferimento del territorio, non deve appiattirsi su quanto è stato fatto e con un po’ di ingegno da parte degli amministratori comunali, anche per trovare i soldi, diventare l’Illuminata “vera” della provincia. Non per le luci di 60.000 lampadine, ma per un progetto che identifichi chiaramente il percorso futuro e spieghi “cosa intenda fare da grande”.  

#controcorrente