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Cuneo e valli | 25 luglio 2015, 07:59

Roburent, il 26 luglio la cerimonia di intitolazione della Casa Vacanze a Marco Levi, ebreo monregalese salvato da famiglie di Pra

Nella occasione verrà illustrato l’importante progetto di consistenti interventi migliorativi in questa stupenda frazione montana, al confine del territorio comunale

Roburent, il 26 luglio la cerimonia di intitolazione della Casa Vacanze a Marco Levi, ebreo monregalese salvato da famiglie di Pra

La giornata del 26 luglio prossimo, sarà totalmente dedicato alla cerimonia di intitolazione della Casa Vacanze al dottor Marco Levi, ebreo monregalese salvato da famiglie di Pra, durante la Resistenza.  Il Comune  considera l’iniziativa molto appropriata,  che lega all’edificio, un tempo Scuola elementare, il nome di un importante industriale e uomo di grande cultura, sensibile anche alle problematiche della montagna, giacchè fu pure dirigente del CAI.

Nella occasione, alle ore 16,  verrà illustrato, dal sindaco Vallepiano, dal vicesindaco Avagnina e dall’assessore Gamba, l’importante progetto  di consistenti interventi migliorativi in questa stupenda frazione montana, al confine del territorio   comunale. Infatti si interverrà nell’adeguamento alle norme vigenti , per rendere la Casa Vacanze idonea anche ai portatori di handicap, mediante un apposito mezzo per superare la scala di accesso ai dormitori e rinnovando l’impianto di riscaldamento;  si pavimenterà a porfido il sagrato della Parrocchiale della SS. Trinità, con l’inserzione di un’ area a semi luna a ridosso della facciata di questo importante edificio sacro, infine si realizzerà, a lato della provinciale che si inerpica dal fondovalle, una area verde.  Lo spazio è appena  a valle dell’ultima curva, prima dell’ingresso sulla piazza di Pra.

Potrà anche accogliere varie autovetture, evitando che invadano la spianata panoramica centrale del borgo. Il ricordo del dottor Levi accompagna pure a rendere omaggio ai Partigiani ed ai Valligiani che si sacrificarono per riscattare la nostra nazione dal giogo nazifascista. Delle formazioni autonome del maggiore Enrico Martini Mauri persero la vita sulle falde dell’Alpet , il 14 marzo Dante Barbano di Cella Monte (Alessandria), Franco Ferraris di Novi Ligure, Michele Davino di San Giuseppe Vesuviano ed il giorno dopo Domenico Ferrero di Carrù e Alberto Magggioni, sfollato nella stessa cittadina da Pavia. Negli stessi giorni tre montanari furono falciati dalle raffiche della battaglia: Pietro Andrea Roà, della borgata Mottoni, caduto a Bossea e Giovanni Bertolino,ucciso nella zona oltre la Zitella, di Pra di Montaldo. Le Brigate Nere fucilarono, alle ore 21 dell’11 dicembre , sulla piazza della chiesa, Gerolamo Vozza, di Taranto, che aveva lasciato le formazioni della RSI per aggregarsi ai Partigiani.

A Trinità, ove si era recato per accudire nell’inverno la mandria di famiglia, un ragazzino di Pra di Montaldo, Edoardo Galleano, di 13 anni, venne falciato, con altri due suoi compagni di gioco,  il 9 gennaio 1944, mentre si divertiva in attesa del Vespro, su una piazza vicino alla chiesa. Una pattuglia di nazisti, giunta da Fossano, cominciò a sparare a casaccio per le vie del paese, per  un rastrellamento punitivo, che si riferiva ad un fatto del giorno precedente, quando Partigiani della area di Bene Vagienna avevano sequestrato vari muli dati in consegna a contadini trinitesi.

Numerose le personalità che interverranno, per rendere omaggio.

Per il dottor Levi l’ospitalità  ricevuta durante la Resistenza , gli salvò la vita e qui  rilevò che esisteva una sensibilità umana profondissima, in montanari semplici, che affrontarono pericoli terribili. Sia i fascisti come i nazisti sospettarono che  il dott. Levi fosse nascosto in Valle Corsaglia. Non poche volte vennero  in valle il Commissario Prefettizio di Mondovì, Annibale Monferrino, e il comandante delle guardie civiche Regis, originario di Montaldo Mondovì. Durante la occupazione di Fontane da parte delle truppe naziste, ci fu una azione di rastrellamento che interessò il casolare di Campi Manere, della famiglia Castagnino, ove era nascosto di dott. Levi.  Fortuna volle che i militari non siano riusciti a scoprirlo. Altrimenti avrebbero non solo deportato questo ebreo, ma chi lo stava nascondendo sarebbe stato fucilato  ed incendiate le loro proprietà.

L’onlus “Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo” ha curato l’organizzazione.

R.G.

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