Attualità - 09 novembre 2015, 11:17

Frutta e verdura di qualità? Vorrei comprarle, ma non me lo posso permettere

Ci scrive un nostro affezionato lettore, pensionato "da fame" dopo 42 anni di lavoro. Che ammette: "Mi piacerebbe, ma non posso sostenere un mercato che punta sulla qualità"

Immagine di repertorio

Stamattina ho letto un interessante articolo a firma di Oscar Fiore che delinea chiaramente come vengono composti i prezzi delle pesche e, a conclusione, si prevede  l’estirpazione di una parte dei pescheti per puntare sulla diversità e qualità dei prodotti.  

Io vorrei allargare il campo dello scritto e imputare all’attuale crisi nazionale il disagio del comparto ortofrutticolo ed alimentare.    

Per spiegarmi meglio e non commettere errori, cito il personale menage domestico, quello di un pensionato che, dopo 42 anni di lavoro, grazie ad una misera cifra mensile, sfiora la soglia di povertà.  

Per poter sbarcare il lunario tutto il mese e riservare una certa cifra ad indispensabili farmaci non mutuabili, sono obbligato a scegliere quei negozi o supermercati in cui si economizza.  

Ecco in breve come vivo; olio è già fin troppo caro quello da circa 4 €/lt. e  guardo con invidia quello da 7//8€ sicuramente migliore; formaggi, vanno forzatamente bene quelli da 6/7€ anche se sono scadenti, quelli buoni raddoppiano il prezzo; carne bianca, scelgo i polli da 5/6€ e lascio nel negozio di polleria quelli da 10/11€; il vino comprato è da circa 4€ al bottiglione e chiudo l’argomento alimentari per aprire quello sulla frutta ed ortaggi.  

Oggi, ma già da quest’estate, trovo tutto rincarato; gli zucchini, i pomodori, i sedani, le melanzane, l’insalata e la frutta, variano da 1,50 a 3/4 €/kg, per me è oro e mi limito ad acquistarla a numero, non più a chili come una volta; due tre pomodori ogni tanto e, sempre ogni tanto, qualche pesca con l’addio alla verdura fresca, bastano spinaci, zucchini e fagiolini congelati.  

Lontani i tempi dei piattoni di pomodori in insalata, e addio alla frutta decantata dai medici come indispensabile; quest’anno a causa degli alti prezzi tralascio le albicocche, limito le pesche che in piena stagione non sono mai scese sotto gli 1,30, e penso che ora dovrò sognare l’uva che sta diventando di stagione.   Unica consolazione è rimpinzarmi di patate e di mele che le acquisto a 0,85 al kg.  

Mi obietterete: vi è la decantata vendita diretta dal “produttore al consumatore”. Altra trappola: i prodotti che compaiono sui mercatini, per puro egoismo, sono quotati uguali o addirittura superiori a quello dei negozi, quindi a mio giudizio, un vero flop.  

Credo sia perfettamente inutile sprecare soldi in convegni per discutere, sempre senza concludere, di incrementare i consumi, inutile parlare di chiare etichette; il consumatore tipo il sottoscritto sa fin troppo bene quello che mangia e ringrazia i prodotti stranieri che, pur di qualità inferiore, gli consentono di vivere.  

Io credo che molti milioni di italiani siano nella mia condizione e noi, che ritengo siamo la maggioranza, non possiamo sostenere un mercato che punta sulla pagata “qualità”; continuate con i discorsi, ma rendetevi conto che se non si dispone di un maggiore potere di acquisto o un abbassamento dei prezzi, tutti i vostri intendimenti vanno in fumo e rimpinguano le tasche di quei sapienti che, con parole e mai fatti, da anni ci menano per il naso.                                                                                                                         L.  Lettera firmata

rg