Ricordate il “castorino”, quell’improbabile pelliccia che si usava negli anni ’60 e ‘70?
Ok, ora la pelliccia da sogno è diventata un incubo, che si chiama nutria. E a Bra c’è già chi grida all’allarme nutrie, dopo i primi avvistamenti.
Si tratta di roditori che producono notevoli danni agli argini delle bealere e delle rogge e sono quindi un pericolo, un vero flagello per l’agricoltura. Essi si sommano ai numerosi animali preesistenti, già di per sé in grado di arrecare seri danni alle colture.
La legge 116 dell’agosto 2014, classificando la nutria come “animale nocivo” e non più “selvatico”, sì è rivelata una sciagura per gli agricoltori in quanto le Province non sono più deputate a realizzare i piani di controllo e di fatto si è bloccata l’attività di contrasto. Al danno segue la beffa: dopo la modifica legislativa i danni agli agricoltori non sono più rimborsabili. Va anche precisato che la nutria, animale alloctono, nei nostri territori di fatto non ha predatori e pertanto ha un bassissimo tasso di mortalità.
Ma il problema non sono i centri abitati, la riproduzione avviene nelle campagne, nelle lagune, nei fiumi, pertanto, la zona più insidiata è la campagna dove è presente una capillare rete di canali per l’irrigazione.
L’amministrazione comunale, preoccupata per l’impatto sul territorio, soprattutto per i danni alle arginature, ha approvato una delibera che dà indicazioni per difendersi da questa specie. Le nutrie potranno essere catturate con gabbie-trappola e i cacciatori potranno abbatterle durante le giornate previste dal calendario venatorio regionale.
“E pensare che ce le siamo portate in casa noi”, verrebbe da dire, visto che è per vanità, moda e caccia dall'affare che le nutrie hanno invaso il nostro Paese.