Attualità - 06 dicembre 2015, 12:22

A Cuneo, scuola e famiglia chiamate a riflettere sull'uso e abuso di internet e social media

Il prossimo 11 dicembre interverrà sul tema Valentina Sellaroli, pm del Tribunale dei Minori di Torino. E' il secondo incontro organizzato dal Liceo Peano di Cuneo

Un tema di scottante attualità quello dell'uso e abuso di internet e social network. La scuola, intesa come istituzione educativa, sempre più spesso si trova chiamata a dare risposte. Prima di tutto per continuare a conservare il suo ruolo, appunto, educativo. 

La questione riguarda da vicino anche Cuneo. E' di qualche giorno fa la notizia della sospensione di sei ragazzini della scuola Media Unificata, in seguito alla scoperta di una chat tra studenti, su Whatsapp, nella quale c'erano espliciti insulti nei confronti di insegnanti, oltre a foto scattate in classe durante le lezioni.

Ad aprile scorso, lo ricordiamo, un episodio di bullismo, registrato sempre con il cellulare, aveva portato a severe sanzioni disciplinari nei confronti di alcuni studenti del liceo scientifico di Cuneo.

E proprio il liceo scientifico cittadino, il Peano, ha organizzato una serie di conferenze per riflettere, assieme a ragazzi, docenti e famiglie, su un tema relativamente nuovo, ma che sta rivelando, giorno dopo giorno, le sue insidie.

Il prossimo incontro si terrà l'11 dicembre. Lo scopo è quello di approfondire e conoscere meglio i ragazzi sotto l’aspetto dell’utilizzo e dell’approccio alle nuove tecnologie. L’ospite sarà la dottoressa VALENTINA SELLAROLI con un intervento dal titolo: “LA SCUOLA E LA FAMIGLIA tra uso e abuso di internet e social media”.

L’appuntamento è previsto: per STUDENTI: dalle 14.30-16.30 SALA RIUNIONI del Liceo (Via Monte Zovetto, 8 – Cuneo)

per DOCENTI: dalle 16.30-18.30 SALA RIUNIONI del Liceo (Via Monte Zovetto, 8 – Cuneo)

per GENITORI: dalle 20.30-22.30 CENTRO INCONTRI PROVINCIA di CUNEO – SALA LUIGI EINAUDI  (Corso Dante – Cuneo. 

Valentina Sellaroli è Pubblico Ministero presso il Tribunale per i minorenni di Torino con competenza su Piemonte e Valle d'Aosta. Il suo nome è rimbalzato su tutti i giornali di recente, quando aveva invitato i genitori a non pubblicare le immagini dei propri figli su Facebook, in quanto potenzialmente pericoloso. Una voce, la sua, altamente qualificata. 

Qualche giorno fa ha avuto ampia eco un'altra notizia, proveniente da una scuola media della provincia di Parma. Un preside ha deciso di pubblicare sulla pagina Facebook della scuola le immagini di alcuni stralci di una conversazione altamente offensiva nei confronti di uno studente della scuola.

Merita leggere ciò che ha scritto: "Ci siamo stufati. Dopo molte esitazioni scelgo di pubblicare alcuni messaggi che due nostri alunni si sono scambiati su un gruppo Whatsapp di una delle nostre classi delle medie. Lo faccio perché siamo stufi. Siamo stufi di questo assurdo mondo parallelo che ci inquina; siamo stufi dell’uso sconsiderato e irresponsabile delle parole; siamo stufi dell'assenza degli adulti", si legge nel post.

Poi l'appello: "Non vogliamo più sentire che era solo uno scherzo, un gioco, che non immaginavamo, che non sapevamo. E’ ora di chiedersi se questo è quello che vogliamo dai nostri ragazzi e agire di conseguenza. E’ ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro (perché la privacy nell’educazione non esiste), di reagire, di svolgere in pieno il nostro ruolo di adulti, senza alcuna compiacenza, tolleranza bonaria o, peggio, sorniona complicità. Non serve andare dal preside e chiedere cosa fa la scuola quando la vittima di turno non ha più il coraggio di uscire di casa. E’ troppo tardi. Cominciamo a fare qualcosa tutti. Ora".

Ecco, fare qualcosa tutti, ora. L'incontro di venerdì prossimo potrebbe essere un primo passo di conoscenza e riflessione su una tematica sulla quale le istituzioni educative devono iniziare ad agire. Ora, appunto. 

bs