Alberto Avalis ha 26 anni, nasce e cresce a Manta e oggi ci racconta come il paracadutismo gli abbia cambiato la vita...
Come hai scoperto l'amore per il paracadutismo?
Avevo appena 18 anni, e quando ancora le esperienze della vita sembravano solo un gioco, ecco che mi innamoro di questo sport: perdutamente!
Chiudo la "carriera" scolastica abbastanza presto, intorno ai 17 anni: rientravo a pieni voti nella categoria di quelli che di voglia di studiare ne avevano ben poca.
Così inizio a lavorare come artigiano. Prima da dipendente e dopo con una ditta tutta mia. Ero specializzato in pose di mosaici e piastrelle e nonostante non fosse esttamente il lavoro più facile e leggero del mondo, mi ha permesso per parecchi anni di finanziarmi le spese per il mio bellissimo ma costosissimo hobby: il paracadutismo.
Ho iniziato paracadutismo sportivo all'età di 18 anni: dopo la prova del salto tandem, cioè con l'istruttore, me ne sono innamorato a tal punto che poche settimane dopo quella magnifica esperienza ho iniziatoi il corso per diventare paracadutista.
Non avrei mai pensato che quella scelta mi potesse cambiare così tanto la vita.
Quando hai scelto di fare il grande salto?
Avevo 21 anni quando ho scleto di raggiungere con tanto impegno tutti i requisiti utili per diventare istruttore. All'epoca penso di essere stato uno dei più giovani in Italia.
Passano gli anni, aumenta la crisi nel settore dell'artigianato, ma in concomitanza aumenta la mia voglia di cambiamento, di esplorare cosa c'è al di fuori del mio mondo.
Ero ormai abituato ai salti "nel vuoto", praticando paracadutismo, ma decidere di mollare tutto, famiglia lavoro amici e fidanzata, per cambiare vita era di gran lunga il più grande salto mai fatto prima...
Senza sapere praticamente l'inglese, decido di trasferirmi in Australia, a Sydney per un breve periodo, utile però per iscrivermi ad una scuola per impare la lingua e per svolgere dei lavoretti occasionali.
Successivamente, io ed altri ragazzi italiani decidiamo di avventurarci nelle famose farm australiane, principalmente per ottenere la possibilità di prolungare il working holiday visa....E via nei campi a raccogliere frutta: uno dei momenti più belli della mia vita, seppur molto breve.
Poi la svolta..cos'è successo?
Nel frattempo che il mio inglese era migliorato, navigando sul web trovo un'offerta di lavoro di un ragazzo italo-australiano propietario di un centro di paracadutismo nello stato del Queesland.
Era alla ricerca di un instruttore per la sua scuola, e quando mi sono proposto...mi ha assunto! Ottennuta la qualifica di instruttore valida per la federazione australiana, ho cominciato, ancora un po' incredulo, la mia carriera da paracadutista professionista!
Dopo pochi mesi, tramite un amico, mi è stato offerto un posto di lavoro negli Stati Uniti, in Florida e seppur avessi solo 23 anni, non potevo di certo perdere una così grande opportunità.
Ho lavorato tre mesi in America e dopodiché ecco arrivare la grande possibilità: Dubai!
Dubai per il paracadutismo è come il Real Madrid per un giocatore di calcio: un sogno!! Senza molte aspettative ho presentato la mia domanda di assunzione, ovviamente senza crearmi troppe aspettative. Ma un venerdì, mentre ero a Manta per le vacanze estive con amici a famiglia, ecco che il mio attuale manager mi contatta e mi dice: "Sei stato assunto, congratulazioni! Ti aspettiamo a Dubai domani sera!"
E in ventiquattro ore la mia vita è cambiata!!!
E oggi?
E' da più di due anni che vivo qua a Dubai, dove svolgo quotidianamente il lavoro più bello del mondo, il lavoro dei miei sogni, per il centro di paracadutismo più importante al mondo. Il capo della mia compagnia è il figlio dello sceicco di Dubai, Al Maktoum, ed è incredibile, è un grande onore per me essere riuscito ad arrivare fin qua!
Questa città è incredibile, in continuo mutamento! Ci vivono e ci passano persone da ogni parte del mondo e di ogni cultura e religione.
Come potrei non adorarla? Al contrario di ciò che si possa pensare, i prezzi non sono così elevati, e poi...beh, la vivacità e l'energia di questa città valgono sicuramente il prezzo della permanenza.
Forse, il prezzo più alto da pagare, non è in denaro, ma la manzanza degli amici, della famiglia e delle montagne.
Ma tornando spesso in Italia ed a Cuneo riesco a mantenere vivi i legami e i rapporti senza dover rinunciare alla mia grande passione, che chissà dove mi porterà in futuro....Never stop exploring!!!