Altri sport - 31 gennaio 2016, 10:33

La "piccola" impresa di un nostro lettore: doppiare Cape Leeuwin, tra Oceano Indiano e Pacifico

Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Direttore,

erano oramai quasi 4 anni che non facevo più nulla di particolarmente “avventuroso” se non la circumnavigazione della Corsica con la famiglia ed un paio di traversate mediterranee in solitario, così spinto “dall’astinenza” all’estremo, ho deciso di andare a doppiare uno dei 3 grandi capi dell’emisfero Australe: Cape Leeuwin nel sud Ovest dell’Australia dove l’Oceano Indiano incontra quello Pacifico o “Southern Ocean” come lo chiamano da queste parti.

Gli altri 2 grandi capi dell’emisfero Australe sono Cape Horn (l’Everest dei velisti), doppiato nel Gennaio del 2011 e, quello mi manca, Cape of Good Hope (Capo di Buona Speranza) nell'estremo sud del continente Africano dove l’oceano Atlantico incontra quello Indiano. Prossimamente.

Le difficoltà come sempre sono quelle di trovare un velista del posto che accetti di accompagnare con la propria barca a vela, un Cuneese, a tentare una piccola “impresa”. In questo sono stato molto avvantaggiato da internet e fortunato per l’apertura mentale degli Australiani, ho conosciuto Mark, un ex professionista della vela, Cape Hornier come me (così si chiamano i marinai che hanno doppiato Capo Horn): così dopo qualche mese di scambio mail eccomi in partenza per Perth capitale del West Australia sulla costa Ovest.

Ma per potermi imbarcare ho dovuto noleggiare un automobile all’aeroporto e farmi più di 800 km con guida a sinistra... dovendo anche schivare gli innumerevoli incendi che affliggono le foreste del Sud Australia in questa stagione (estate in quel emisfero). Infine ho raggiunto la cittadina di Albany sulla costa Sud.

Si salpa dal piccolo porticciolo di Albany alle 4.30 di mattino dell'8 gennaio con un bel vento teso e meteo favorevole, fin da subito in condizioni di onde diverse da quelle mediterranee, che sono molto ravvicinate, nell’ordine di qualche metro una dall’altra, mentre quelle oceaniche sono alte ma distanziate anche più di 100 metri, facendoti trovare un momento in cima ad una montagna ed un attimo dopo in una profonda valle d’acqua.

I grandi incendi sulla terraferma oscurano completamente il sole e dipingono il cielo con un color marrone irreale che ci accompagnano per i primi 2 giorni di navigazione, mentre la terza notte ci sorbiamo pioggia torrenziale e temporale , con fulmini che colpivano l’acqua tutt’intorno creando fuochi d’artificio naturali e suggestivi.

Finalmente alle 6 del mattino dell'11 gennaio, dopo 300 miglia di navigazione nel Southern Ocean sotto uno spesso strato di nubi ma con un mare “decente” e con l’inconfondibile e leggendario faro bianco sullo sfondo, abbiamo portato la prua a Nord entrando nell'Oceano Indiano… avevamo doppiato Cape Leeuwin!

All'arrivo, naturalmente, bottiglia di champagne e foto di rito, poi via ancora per 2 giorni di navigazione nell'Oceano Indiano sulla rotta del Grande squalo bianco (mai visto uno, eh) e arrivo nella piccola cittadina di Busselton appena in tempo per la cena, con velisti del posto a cui è arrivata la notizia di questo italiano che ha appena doppiato “the Big Cape” come lo chiamano loro: essendo in Australia la vela uno sport nazionale, apprezzano le capacità veliche e la follia di chi “cavalca” i 2 Oceani.

Con 4 ore di bus ho poi raggiunto il primo posto utile per noleggiare un auto e dopo altri 1.200 km di automobile (che meriterebbero un racconto a sé) raggiungo l’aereoporto di Perth e la  civiltà come la intendiamo noi.

Con questo viaggio ho navigato in tutti gli oceani compresi quelli artici ed ognuno di loro è diverso, con coste diverse, con gente diversa, con usi e costumi diversi… credo sia per tutto questo che dopo qualche anno vado in “astinenza”.

Grazie,

Danilo