Dall'estate 2014 la stazione ferroviaria di Mondovì non ha più il suo bar. L'ex gestore decise improvvisamente di abbassare in maniera definitiva la saracinesca senza addurre motivazioni ai proprietari (società RFI), che da quel momento non hanno più avuto sue notizie.
Una "fuga" che ha costretto il sodalizio a richiedere lo sfratto esclusivamente per riappropriarsi dei suoi locali: se già di per sé la vicenda è paradossale, l'epilogo che potrebbe concretizzarsi nei prossimi giorni è ancor più clamoroso.
Martedì 15 marzo l'Ufficiale giudiziario riaprirà i battenti del bar ed effettuerà un sopralluogo: qualora venissero rinvenuti oggetti di proprietà del precedente titolare (in questo contesto si inseriscono anche i mobili e le attrezzature, ndr), si piomberebbe in una nuova fase di stallo, che dilaterebbe ulteriormente le tempistiche, considerate le fasi di pignoramento e messa all'asta dei beni.
Tuttavia, vi è anche uno scenario più felice; infatti, se non si verificheranno intoppi, si inizierà finalmente a intravedere la luce in fondo al tunnel e, giorno dopo giorno, si farà via via meno remota l'opportunità di riaprire l'esercizio al pubblico assegnandolo all'associazione "MondoQui", che ormai da diversi mesi ha sottoposto all'attenzione di RFI la proposta di trasformarlo in un bar etico, in grado di fungere anche da centro di aggregazione sociale.
Nel frattempo, l'associazione è stata inserita nel novero delle 15 realtà del Piemonte individuate dalla Regione per beneficiare del bando "Hangar Point", che offre un percorso di affiancamento per la realizzazione delle proprie idee, con consulenze gratuite per progettazione, fundraising, consulenza aziendale e comunicazione.