/ Alba e Langhe

Alba e Langhe | 26 maggio 2016, 17:32

Si è concluso ad Alba il primo Seminario sulla memoria collettiva, incentrato sul tema dell’uso politico della memoria della Resistenza

Il lavoro ha analizzato e discusso il modificarsi della memoria collettiva della Resistenza nel secondo dopoguerra, dagli anni ’40 agli anni ’90

Si è concluso ad Alba il primo Seminario sulla memoria collettiva, incentrato sul tema dell’uso politico della memoria della Resistenza

Il lavoro ha analizzato e discusso il modificarsi della memoria collettiva della Resistenza nel secondo dopoguerra, dagli anni ’40 agli anni ’90. L’obiettivo era quello di cercare di capire le ragioni delle interpretazioni diverse, talvolta inconciliabili, di questo evento storico. La mitologia della Resistenza, infatti, è stata un serbatoio di immaginario politico a cui hanno attinto negli anni i gruppi rivoluzionari della nuova sinistra e i democristiani, gli industriali e il Partito Comunista, le Brigate Rosse e coloro che auspicavano il compromesso storico.

Il percorso storico sulla memoria ci ha fatto approdare ad una riflessione sull’attualità e sull’uso pubblico che si fa oggi della Resistenza, con uno sguardo particolarmente attento alla situazione albese. Aprire un dibattito collettivo, anche in una piccola comunità come Alba, deve sempre essere una scelta politica: infatti riflettere insieme sull’uso pubblico della memoria della Resistenza significa anche interrogarsi sui rapporti di potere che giocano la loro partita non solo nella sfera economica, ma anche in quella culturale e nella memoria collettiva. Questo è stato, in piccolo, l’obiettivo del nostro seminario.

Il tentativo a cui abbiamo teso nel costruire gli incontri e su cui si è poi sviluppato il dibattito, infatti, è stato quello di affrontare in modo consapevole l’essere contemporaneamente “passato e presente” di alcuni momenti storici. Nel caso della Resistenza, per esempio, se sappiamo che esiste una narrazione dominante abbiamo il dovere di decostruirla e di mostrarla controluce. Solo con un’operazione di questo tipo si potranno leggere in filigrana i messaggi del nostro tempo, mentre non ha lo stesso valore conoscitivo e politico una formale difesa ad oltranza di “valori” enunciati in modo metastorico.

Per quanto riguarda Alba, abbiamo osservato che la Resistenza è spesso narrata come un episodio di disobbedienza e di riscatto dal fascismo per l’area politica dei cattolici, dei liberali, degli autonomi. Il contributo garibaldino è spesso omesso e ridimensionato, i tratti di lotta di classe non sono neppure considerati e, in generale, la partecipazione alla Resistenza dei langaroli è spesso narrata per legittimare il potere della classe dirigente cattolica, che certamente prese parte alla Resistenza ma che, di fatto, governava il territorio in continuità prima e dopo l’instaurazione della Repubblica. Per parafrasare un scritto di Giorgio Bocca, il partigiano piemontese ad Alba viene descritto come immediatamente uomo d’ordine, senza grilli per la testa, determinato, disciplinato, orgoglioso della sua “nazione piemontese”. Ci è parso anche che questa narrazione, negli ultimi anni, sia stata funzionale ad un utilizzo della Resistenza per il marketing di un territorio che ha appreso a vendere bene le proprie specificità, siano esse gastronomiche, vinicole, paesaggistiche o storiche, diventando anzi un modello di export d’eccellenza in questa Italia post-ideologica altrove assediata dalla crisi.

Crediamo che questo stesso procedimento potrebbe e dovrebbe essere applicato ad altri aspetti della memoria collettiva del nostro territorio, sempre più spesso decantato e sempre più raramente interrogato davvero. Quanto ha pesato l’innovazione, la rottura e quanto la continuità in una zona come la nostra, in cui al referendum del 1946 ha vinto la monarchia? Come è cambiata l’antropologia dei contadini di una zona sottosviluppata con la nascita della Ferrero, con la figura dei contadini-operai, con il boom economico? Cosa c’entra l’immagine della vita contadina del passato cucita su quella, del tutto diversa, dell’industria enogastronomica?

Crediamo che continuare a ricercare delle risposte a queste domande sia un procedimento da fare insieme, come una sorta di scavo collettivo nella memoria che condividiamo e che è fatta di racconti, di marketing, di miti e di credenze consolidate.

Per questo motivo vorremmo iniziare a raccogliere testimonianze, fonti, racconti e ricerche che non siano orientate dalle necessità di marketing delle aziende che controllano il territorio. Vorremmo mettere in circolo questo materiale e queste idee perché la comunità possa lavorarci collettivamente al di fuori di logiche di profitto o di pubblicità.

Alcune proposte a riguardo sono:

  • la formazione di un gruppo interessato a fare ricerca sulla memoria ad Alba e nelle Langhe (su temi della Resistenza, della vita contadina, della fabbrica etc.);
  • la raccolta di materiali (dalle interviste audio e video, ai documenti del seminario - già consultabili a questo link dropbox https://www.dropbox.com/sh/rmg8fif5f02byp6/AAAdEbqxhP9cHHEH0fmm1zaja?dl=0)
  • l'organizzazione di momenti di condivisione del nostro percorso (presentazione di libri, incontri con le scuole, laboratori)

C.S.

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium