/ In&Out

In&Out | 29 maggio 2016, 10:45

Da Città del Messico a Cuneo, causa crisi: l'avventura di José Michelle Muñoz Magaña e della sua famiglia

“L'integrazione non è stata un problema: forse perché la cultura italiana e messicana si somigliano molto, o forse solo perché di messicani in Italia non ce ne sono molti”

José Michelle Muñoz Magaña

José Michelle Muñoz Magaña

L'emigrazione, al contrario di come a volte ci viene presentata, è un fenomeno che ha caratterizzato da sempre la storia dell'umanità e che, probabilmente, continuerà a farlo per sempre, perché è nei fatti la sublimazione di una risposta psicologica a un certo numero di fattori sociali: se le condizioni di vita nel posto in cui ci troviamo in un dato momento, diventano per noi insostenibili, è logico e giusto che ciascuno di noi possa mettersi in moto perché cambino una volta e per tutte (o almeno provarci, con tutti i rischi che ne derivano).

Si è già ripetuto allo sfinimento quanto gli italiani di oggi siano, in una qualche misura, figli di immigrati, e i numerosi parenti all'estero che quasi tutte le nostre famiglie possiedono ne sono una prova tangibile, e del fenomeno abbiamo quotidianamente un riscontro tramite le cronache che giungono dal Mediterraneo; in buona sostanza, anche i nostri “cervelli in fuga” potrebbero essere annoverati tra i migranti... in fondo, anche loro inseguono il proprio sogno di una vita più appagante, migliore in qualche modo.

Allo stesso modo in cui la nostra provincia ha sparso i propri giovani semi in lungo e in largo in giro per il mondo, quindi, tanti altri l'hanno raggiunta.

José Michelle Muñoz Magaña ha da poco compiuto 34 anni (il 10 maggio scorso, per la precisione), e assieme alla sua famiglia è uno di questi esempi: la loro storia è quella di tante altre persone che si mettono in viaggio con la prospettiva di una vita che sia qualcosa di più che arrancare per sopravvivere. E, come ciascuna di esse, ha importanti punti di contatto con le nostre, anche al di là del luogo che hanno scelto per ambientarla.

Con José, abbiamo fatto quattro chiacchiere per l'appuntamento settimanale con “In&Out”.

- Ciao José. Raccontaci un po' la storia della tua famiglia: da dove arrivate, come e perché vi siete spostati in Granda, in quali altri centri siete stati...

Io e la mia famiglia veniamo da Città del Messico, capitale (appunto) del Messico. Ben 24 anni fa, nel 1992, abbiamo lasciato la nostra casa a causa della grande crisi economica in cui versava il nostro paese e ci siamo diretti praticamente subito verso la provincia di Cuneo: il marito della sorella di mio padre è italiano, infatti, e gestiva un ristorante messicano a Carrù, il posto perfetto in cui impiegare i miei genitori (uno cameriere, l'altra chef).

Nel 1996, i miei sono stati incaricati dall'ambasciata messicana di aprire e gestire il primissimo ristorante messicano della provincia di Alessandria, e per 3 anni ci siamo spostati lì: quando i miei hanno deciso che era tempo di cambiare, siamo ritornati a Cuneo.

- Il cuneese conserva ancora molto del proprio passato rurale, fatto anche di sfiducia nei confronti dei “forestieri”: quanto è stata difficile, per voi, l'integrazione?

Quando siamo arrivati in Italia, io avevo circa 10 anni, e ricordi vivissimi: posso quindi sostenere con certezza che per noi, l'integrazione non è stata davvero un problema, e che i cuneesi si sono dimostrati fin da subito molto ospitali. Non sono sicuro delle ragioni dietro questo “trattamento di favore”, ma molto probabilmente è stato dovuto ai punti di contatto, di similitudine, tra la nostra cultura messicana e quella italiana, e al fatto che nel vostro paese, di messicani, non ce ne siano poi molti... e per questo difficilmente possiamo essere visti come “invasori”.

Il nostro circolo culturale messicano, “El Pistolero”, è stato accolto benissimo: si tratta di un luogo in cui diffondiamo la nostra cultura a 360°, in tutti i suoi aspetti, folkloristico, musicale, gastronomico... non è solo un ristorante, ma un punto di ritrovo e in cui stare in compagnia, nostra e dei nostri amici.

- I luoghi comuni sul “cuneese medio” sono tanti, forse troppi. A uno sguardo esterno, quali ti sembrano realistici, e quali no?

Ogni popolo ha i suoi pro e i suoi contro. Il cuneese, per esempio, è difficile si dimostri davvero contento di qualcosa: se si organizza qualche evento o si lancia qualche iniziativa, in poco tempo si arriva a fare troppo casino, altrimenti non c'è mai niente da fare e Cuneo diventa subito una città noiosa. Ma con un po' di pazienza e di forza di volontà, tutto è possibile anche qui.

- Tu e la tua famiglia avete partecipato spesso alle edizioni di “Isola di Mondo”. Da protagonisti, come guardate a queste manifestazioni dedicate alle culture immigrate in Granda?

“Isola di Mondo”, come tutte le altre occasioni simili, è un evento davvero fantastico: con tutti i diversi popoli che si riuniscono in una sola piazza, la più bella di Cuneo, si può quasi fare il giro del mondo in un giorno solo... altro che Jules Verne! Purtroppo (come avete scritto anche voi), quest'anno forse non tornerà la manifestazione: sarebbe un vero peccato, non solo per “noi”, ma per tutti.

simone giraudi

MoreVideo: le immagini della giornata

Загрузка...

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium