Confrontarsi sui prodotti della tradizione, tutelarli con il marchio De.Co., adoperarsi per farli conoscere è non soltanto un modo per fare cultura, ma anche un dovere nei confronti del nostro passato e del nostro futuro. Lo ha ricordato la dirigente scolastica Donatella Garello, che venerdì mattina ha aperto i lavori del convegno “Il Monregalese a tavola: condividere eccellenze”. Una tavola rotonda promossa dalla “Confrarìa d’la Tripa e d’la Rustìa” di Villanova Mondovì, nell’ambito del progetto per la promozione delle De.Co. sostenuto da sei Comuni, Atl, Conitours, Istituto Alberghiero di Mondovì e Fondazione Crc.
Di fronte all’attenta platea delle classi quinte del “Giolitti-Bellisario”, la dirigente ha affermato: «Promuovere le ricette e i prodotti che hanno caratterizzato la nostra tradizione è un dovere che abbiamo nei confronti di questi occhi, di questi ragazzi che ci stanno guardando e che devono conoscere la propria terra per poterne diventare ambasciatori». Al suo fianco Elda Lombardi (Fondazione Crc) e Stefano Viglione, sindaco della città di Mondovì, “cuore pulsante” delle Valli Monregalesi. Al tavolo dei relatori, nomi di spessore, che si sono confrontati con passione sul tema
della promozione del territorio attraverso il marchio “De.Co”, dalla saggezza contadina alla multimedialità. Il vice presidente di Anci Piemonte (Ente patrocinatore) Michele Pianetta ha spiegato il senso e gli obiettivi della Denominazione Comunale, mentre Daniela Salvestrin (vice direttore Atl) e Armando Erbì (direttore Conitours) hanno approfondito l’aspetto turistico e il valore promozionale del marchio.
«Il Monregalese è espressione di una varietà importantissima – ha affermato Bartolomeo Bovetti, direttore dell’Arap, a proposito della filiera della carne e del latte –, una di queste è la razza bovina piemontese, una produzione d’eccellenza legata soprattutto ad un modello produttivo “familiare”. Valorizzarla vuol dire contribuire ad un modello di allevamento (e conseguentemente di agricoltura) sostenibile».
E in cucina? «Le De.Co. vanno fatte e vanno fatte bene – ha spiegato il cuoco Paolo Pavarino, del ristorante “Italia” di Ceva –. Dobbiamo soltanto spiegare al cliente che tipo di prodotto stiamo proponendo e rendere il prodotto sempre moderno e in grado di rispondere al gusto del mercato: sarà questo il futuro della cucina del territorio».
Perfettamente in linea con gli obiettivi del progetto, anche l’intervento dell’enologo Massimo Martinelli: «Dobbiamo essere partecipi del territorio, perché ne facciamo parte. Il territorio si può esplicare nel raccontare agli altri quello che siamo, cheabbiamo e che possiamo proporre. Io dico che il campanile è importante, ma non per difendere un confine: per guardare dall’alto e vedere più lontano».
Per farlo, si comincia da qui, dalle tradizioni autentiche e semplici che oggi fanno l’eccellenza dei prodotti a Denominazione Comunale.