Politica - 14 giugno 2016, 14:01

E se nel centrodestra spuntasse un asse Cirio-Sacchetto?

I rumors indicano l’eurodeputato albese in pole position per il ruolo di coordinatore regionale di Forza Italia. Ma il suo disegno è ben più ambizioso: riunire i moderati nella prospettiva del Ppe. Le grandi manovre partono dal Cuneese

A precisa domanda, a margine del convegno sul Piano di Sviluppo Rurale organizzato a Saluzzo un paio di mesi fa da Forza Italia, aveva risposto: “Qualsiasi decisione solo dopo il voto delle amministrative”.

Adesso che le urne hanno emesso il loro verdetto e dimostrato lo stato di crisi di consenso in cui versa Forza Italia in Piemonte, a partire dal capoluogo di regione, si fanno sempre insistenti i rumors che indicano Alberto Cirio come futuro coordinatore regionale al posto di Gilberto Pichetto Fratin.

I problemi di salute del Cavaliere impongono discrezione in queste ore, ma l’europarlamentare albese, che ha trovato un’ottima intesa col presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, non si sottrarrà alle sollecitazioni che gli giungono da più parti. Sa che le potenzialità del centrodestra sono tante e non vuole che la golden share passi nelle mani di Matteo Salvini, pur disponibile ad un accordo elettorale con la Lega, nella cui fila ha militato in passato quando era vicesindaco ad Alba.

Cirio, tuttavia, è consapevole che la stagione di Forza Italia senza Berlusconi è destinata al tramonto e – in virtù della sua esperienza a Strasburgo – guarda alla politica italiana e regionale in ottica europea. L’orizzonte che persegue è quello del Partito Popolare Europeo ed è in questa prospettiva che intende riorganizzare non solo quel che resta di Forza Italia, ma guardare oltre.

È consapevole che la scelta ministeriale di Enrico Costa ha lasciato orfana una vasta porzione di elettorato moderato ed è per questa ragione che tesse di buona lena la sua tela. Ma non si accontenta del serbatoio di voti della famiglia Costa, guarda con interesse anche ai Fratelli d’Italia di Guido Crosetto e ai post Dc di Teresio Delfino, oggi allo sbando.

Sarà pur vero che in pochi anni il panorama politico ha subìto cambiamenti radicali, è tuttavia indubitabile che una consistente percentuale di voti moderati oggi è congelata.  Sa - parafrasando un vecchio slogan pubblicitario -  che “Natura crea ma Cirio conserva” e agirà di conseguenza.

Non per nulla amplia lo sguardo oltre la Granda e scruta con attenzione quel che accade nella vicina Liguria. Per perseguire il suo disegno strategico sa che va rinforzato lo stato maggiore, nonostante al suo fianco abbia l’entusiasta e fedele consigliere regionale di Cervere Franco Graglia.

È infatti ben conscio che politicamente il capoluogo regionale è un terreno melmoso sul quale è facile farsi inghiottire dalle sabbie mobili. Da albese accorto, memore della stagione d’oro di Aldo Viglione in Regione, pensa che Torino sia conquistabile solo con un’accorta manovra di accerchiamento, mentre un attacco frontale sarebbe destinato alla sconfitta. Ecco perché avverte la necessità di irrobustire la sua squadra in casa propria.

Non per nulla c’è chi è convinto che il suo percorso sia destinato ad incrociare quello di un altro grande orfano del centrodestra cuneese, Claudio Sacchetto, ex assessore regionale leghista all’Agricoltura, il quale, dopo un passaggio temporaneo nell’Ncd, sta appartato valutando se esistano ancora spazi per un suo ritorno sulla scena. Non va dimenticato che, in condizioni difficilissime, Sacchetto portò in dote all’Ncd qualcosa come 5000 preferenze, voti che non erano frutto di spiccata simpatia per il partito-cespuglio di Alfano, ma suoi consensi strettamente personali.

Resta, inoppugnabile, la considerazione che anche nel centrodestra arriverà prima o poi l’ora della rottamazione e un eventuale asse Cirio-Sacchetto – se mai dovesse concretizzarsi – sarebbe destinato ad impensierire e non poco tanto il Pd quanto la Lega.         

Giampaolo Testa