Con tutta la delicatezza e le precauzioni del caso, il personale del Parco Alpi Marittime ha catturato dalla loro tana i sei cuccioli di lupo nati lo scorso 18 maggio, per farli sottoporre alle prime visite veterinarie. Grazie alle numerose telecamere nel centro, si è potuto osservare che la mamma Hope li ha spostati, dal giorno della nascita, in due tane diverse: quella attuale si trova sotto una grande roccia, a due metri di profondità ed è alta 30 centimetri.
I lupacchiotti, tre femmine e tre maschi, godono di ottima salute e stanno iniziando a cambiare il colore del manto, che alla nascita è completamente nero; questa mattina, 21 giugno, il dottor Cristiano Mattalia, della clinica veterinaria omonima, referente medico del centro, ha visitato ogni cucciolo. Ciascuno è stato misurato in lunghezza, dalla testa alla coda, e peso, è stato sottoposto a controllo per i parassiti e ad analisi di sangue ed escrementi, per tracciarne la mappatura genetica e verificare che non siano presenti parassiti; di ognuno è stato stabilito il sesso e ai lupacchiotti è stato poi inserito un microchip, come previsto dalla normativa vigente. Ciascuno è poi stato fotografato in ogni particolare, zampe, coda, orecchie, manto.
“Sono tutti in buone condizioni di salute – ha detto il veterinario -. Grazie al microchip sottopelle saranno controllati all’interno del recinto; il dispositivo serve più che altro per riconoscere i piccoli, infatti è rilevabile solo a distanza piuttosto ravvicinata, a circa un metro. Alcuni cuccioli, come è normale, avevano addosso alcuni parassiti, che sono stati eliminati. Il loro peso varia da 2 chili e mezzo a 2 chili e 800 grammi. Sono nella fase di crescita in cui probabilmente è iniziato lo svezzamento da parte della madre”. I lupacchiotti non saranno rimessi in libertà; sia i loro genitori, sia loro sono nutriti dal personale del Parco: non saprebbero cacciare, perché non lo possono imparare dagli adulti, e probabilmente non sarebbero accettati dai branchi liberi.
Il direttore del Parco Alpi Marittime, Giuseppe Canavese, ha guidato giornalisti e operatori nel centro e ha spiegato nel dettaglio le operazioni in corso. “I cuccioli non saranno liberati, nemmeno da adulti; il nostro centro non ha lo scopo di allevare animali per rimetterli in libertà, ma ha l’obiettivo di divulgare la conoscenza sul lupo e di effettuare ricerche sugli animali e il loro comportamento. Avere dei cuccioli nell’area, evento molto raro, ci permetterà di verificare l’atteggiamento dei genitori. Non siamo sicuri della loro sopravvivenza: come succede quando sono in libertà, se c’è un cucciolo più debole potrebbe essere abbandonato dal branco; è la natura che fa il suo corso. Per lo stesso motivo, nel corso di quest’anno dovremo valutare come comportarci. Il branco, con i piccoli lupi, i genitori Hope e Alberto, Emilia, Ormea e Gina raggiunge le undici unità: l’area li può contenere tutti agevolmente, ma bisognerà valutare un eventuale controllo delle nascite”.
I lupacchiotti, qualcuno più tranquillo, qualcuno visibilmente agitato e spaventato, dopo le visite sono stati riportati nella tana, dalla loro mamma. Come si chiameranno? Nel corso dell’estate si chiederà ai visitatori del centro di proporre dei nomi: i più gettonati, in autunno, verranno assegnati ai piccoli.