Flash impossibili di una vita possibile: guardando le fotografie di Roberto Beltramo, all’interno della mostra “Gente du Cannetum” allestita nella saletta del Remo’s bar (ex caffè del Teatro) di Dronero, sembra di spiare curiosi l'attesa di un " ciack si gira" ambientato nell'Alto Medioevo, nel periodo in cui i Longobardi si insediarono anche qui nelle nostre terre.
Siamo invece nel Cannetum Longobardorum, ricostruzione storica sperimentale organizzata dall'ARC di un castelliere longobardo, ormai alla quinta edizione, in località S. Brigida presso Villar S. Costanzo.
Tutti i soggetti ritratti nelle fotografie appaiono compresi della loro funzione culturale, del non essere semplici figuranti da Carnevale. Gente forte e semplice, impegnata in una quotidianità che unisce guerra e allevamento di suini: li vediamo nelle fotografie di Roberto Beltramo rivestire armature rustiche, forgiare armi, tendere archi e preparare recinti e palizzate.
Per le donne, piccole ricchezze di oreficeria raffinatissima al collo e ai lobi delle orecchie, per tutti, decorazioni di cuoio e piume, ambra, legno e pietra. Essere qui, fermarsi, incastellarsi, è già un modo nuovo di vivere; si impara anche a coltivare, a preparare qualche piatto diverso, magari con erbe e cereali; si può migliorare la produzione della birra, lasciare che le donne intreccino ghirlande di fiori, con cui abbellire la mensa.
L'ARC, fondata venticinque anni fa da un gruppo di appassionati di archeologia sperimentale, organizza questi eventi insieme ad altri gruppi provenienti dalle zone italiane sede di ducati Longobardi, per provare a ricostruire usi e costumi là dove resti e documenti storici sono insufficienti, partendo dall' osservazione ad esempio di affreschi come quello di San Costanzo che è stato base di studio per la ricostruzione degli archi.
Bravi gli "attori" che scelgono di aiutare questa ricerca provando, sperimentando, verificando ipotesi, calandosi nei panni di antenati longobardi. Bello lo scambio di culture diverse, oggi come allora. I Longobardi ci hanno portato dalle terre germaniche "werra" e birra; noi "romani" abbiamo insegnato loro le parole del diritto giuridico che pian piano sostituirà le leggi tribali, ma anche a bere vino e mangiare più verdure.
Forse, in ultima analisi, le fotografie di Roberto Beltramo ci vogliono parlare di "skerzon". La parola scherzo ce l'hanno infatti portata proprio i Longobardi e anche se nel Cannetum non si vuol scherzare è evidente che i protagonisti si divertono e si mettono in gioco con impegno, proprio come in un scherzo ben riuscito.
La mostra rimarrà aperta sino a tutto il 30 ottobre.