L’effetto Brexit colpisce anche le aziende del nostro territorio. A farne le spese potrebbe esserci la Diageo, colosso mondiale che si occupa della produzione e imbottigliamento di alcolici e superalcolici – tra i marchi trattati Pampero, Johnnie Walker, Guiness, Smirnoff, Gordon’s - e che ha una sede a Santa Vittoria d’Alba, realtà che dà occupazione a 430 dipendenti.
Il colosso inglese lo scorso anno aveva venduto il comparto vino della Diageo alla Treasury Wine Estates (TWE) mantenendo però l’appalto sull’imbottigliamento. A Santa Vittoria d’Alba si imbottiglia in particolare vino proveniente dalla California e destinato al mercato inglese.
Un appalto della durata di due anni e che si sarebbe dovuto rinnovare a giugno 2017. Tra le clausole contrattuali c’era la possibilità di disdire l’accordo con un preavviso di sei mesi. Nella giornata di ieri i vertici aziendali hanno comunicato alle sigle sindacali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil che la TWE vuole trasferire in sede inglese il ramo legato all’imbottigliamento dove a causa dell’“effetto Brexit” i costi risulterebbero inferiori.
A farne le spese potrebbero essere circa 120 dipendenti: le intenzioni sono quelle di cominciare a spostare i volumi produttivi da aprile 2017, un procedimento che verrà completato a dicembre dello stesso anno.
Sindacati che hanno subito allertato il Mise e convocato le prime assemblee con i lavoratori.
“Cosa può accadere da qui a due anni? E’ sostenibile il sito di Santa Vittoria d’Alba?” – sono le domande che si pone Antonio Bastardi della Fai Cisl – “E’ necessario che la Diageo attui un piano industriale per mantenere il sito di Santa Vittoria. Inoltre questi lavoratori in esubero dal 1° gennaio potranno contare solo sull’indennità di disoccupazione.”
Intanto le parti sociali e l’azienda si incontreranno nuovamente mercoledì 19 ottobre per intavolare una trattativa volta a salvaguardare l’occupazione di 120 lavoratori.