Lo ammetto, senza alcun pudore o vergogna: era tanto, davvero tanto, che volevo intervistare (qui su In&Out) qualcuno che avesse vissuto un qualche tipo di esperienza all'interno dei confini del territorio russo. Non mi è mai importato troppo in quale parte, o a fare cosa: la mia fascinazione per quel che riguarda la “Grande Madre” dell'Est dell'Europa è così alta che sarebbe andato bene anche il più sperduto e insignificante dei paesini di provincia.
E invece no, perché mi è “capitata” Sonia Guarguagli, e il suo mese di tirocinio formativo a Ryazan, che mi hanno ricordato come in tutto il mondo non esista un posto così, davvero sperduto e insignificante. Specialmente in una terra come quella Russa, che in fatto di particolarità storiche ha sul serio qualcosa di molto particolare da raccontare.
Viverla nel presente, però, è più complesso di quanto si possa immaginare: con Sonia abbiamo parlato, soprattutto, di questo.
- Quanti anni hai, e da quale parte della Granda arrivi?
Classe 1991, sono nata a Savigliano, ho vissuto a Cuneo fino alla fine della scuola superiore e ora, con la fine dell'Università, ho preso la residenza e mi sono definitivamente trasferita a Torino.
- Come ci sei arrivata, in Russia? Avresti avuto la possibilità di fare questa esperienza all'estero in un altro luogo?
Ho partecipato al concorso per scambi internazionali organizzato dal IFMSA (International Federation od Medical Students Associations) e, in base al mio punteggio, potevo scegliere tra Russia, Portogallo, Olanda e Grecia. La Russia, così diversa dall'Italia in termini di usi, costumi, lingua, ma anche di paesaggi e realtà urbane, mi affascinava.
- In cosa consisteva il tuo tirocinio? Cosa hai studiato?
Per un mese, ho frequentato il reparto di Chirurgia Cardiovascolare in uno dei tanti (circa 40) ospedali di Ryazan, città di mezzo milione di abitanti a sud di Mosca.
- La Russia mi è sempre sembrato un paese ricco di contraddizioni. Come l'hai trovato, tu che l'hai vissuto?
La Russia è davvero una terra di contraddizione: treni notte dai logori vagoni, ma dai passeggeri con l'ultimo modello di iPhone, il rigido sistema scolastico, ma la diffidenza nel seguire linee guida cliniche americane, appartamenti piccoli e antiquati, ma una piscina comunale all'avanguardia. E ancora, cattedrali, palazzi, musei maestosi, ma gli impianti elettrici in città sono a vista e sui bus il biglietto si compra passando di mano in mano, fino al conducente, 12 centesimi.
- Hai passato circa un mese a Ryazan, forse appena sufficiente a comprendere i meccanismi sociali e culturali di un popolo; cosa ci puoi dire degli abitanti della città?
Come ci si può aspettare, pochi parlano bene l'inglese. Nonostante ciò, posso dire di aver conosciuto tante splendide persone.
Fin dal primo giorno, con quegli spaghetti cotti nel latte e zucchero, Natalia, la cuoca della mensa, mi ha fatto appezzare i piatti tipici gradualmente, tra un sorriso e qualche doppia portata, senza una parola. Adelphina, una specializzanda del reparto, è stata un solido aiuto per parlare con gli altri medici... sostituendo ben presto i nostri tentativi di comunicare tramite il traduttore del cellulare. Anton proviene dal nord della Russia e, abituato al clima proibitivo, spesso mi offriva la sua giacca. Le sue domande - anche in questo caso filtrate dal traduttore automatico del cellulare - erano politiche: "cosa pensano gli italiani, in maggioranza filoamericani, della Russia?"
Nina mi ha insegnato tanto, non solo dal punto di vista medico. In un solo mese, è diventata per me un mentore per la sua bontà, intelligenza, curiosità, semplicità. E' uno dei ricordi più vividi dell'esperienza e, a posteriori, uno dei motivi più validi per averla vissuta.
- La tua esperienza all'estero è stata sicuramente importante, per te. Come ti ha cambiata, la Russia? Che cosa hai portato a casa con te?
Non sono le persone a fare i viaggi, ma i viaggi a fare le persone.
Mi sono arricchita, in molti sensi: ho imparato a leggere il cirillico, stretto amicizie splendide, visto la produzione di matriosche, sperimentato un sistema sanitario differente dal nostro, viaggiato su un treno notte da Mosca a San Pietroburgo, vestito un sarafan, imparato nuove tecniche mediche, sperimentato nuovi piatti, visitato l'Ermitage, saggiato il già rigido autunno russo, cucinato piatti locali, assistito a un balletto del Bolshoi, vissuto serate con abitanti del posto tra balli, vodka e canti locali, partecipato a riti ortodossi. Mi sono divertita.