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Attualità | 03 marzo 2017, 12:07

Ludovico I di Saluzzo caso studio della prima diagnosi patografica: "Aveva calcoli renali grandi come uova"

L’articolo pubblicato dalla rivista americana Urology riporta la malattia del Marchese di Saluzzo morto nel 1475. La diagnosi “patografica” realizzata a 500 anni di distanza è firmata da un medico saluzzese. Il nobile antenato soffriva di urolitiasi ed insufficienza renale. A Saluzzo, a quel tempo, c’era una piccola Cattedra dove si insegnava con tecniche all’avanguardia l’asportazione dei calcoli dalla vescica

Ludovico I , Marchese di Saluzzo

Ludovico I , Marchese di Saluzzo

"Renal calculi as big as eggs". Calcoli renali grandi come uova! Così l’importante rivista americana “Urology” (nel mese di febbraio) titola l’articolo relativo alla diagnosi fatta sul Marchese di Saluzzo Ludovico I, nato nel 1406 e morto nel 1475.

Lo studio è firmato dall’anatomopatologo saluzzese Raffaele Gaeta con l’archeologo Antonio Fornaciari e Valentina Giuffra. “E’ la prima diagnosi patografica"- spiega Gaeta della Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa diretta da Gino Fornaciari, uno dei padre fondatori di questa scienza che studia le malattie del passato, attraverso l’integrazione di molte discipline.

Tra queste l’antropologia e l’archeologia, ma anche la scienza che indaga le malattie antiche attraverso documenti scritti, lettere, racconti e “cartelle cliniche” di secoli fa, quale è la patografia.

Basandosi infatti sugli scritti del Muletti, Malacarne, Ludovico Della Chiesa e Gabriele Buccio è stato possibile svelare, dopo più di 500 anni, il quadro medico del Marchese di Saluzzo e le malattie che lo portarono al decesso.

L’illustre antenato, secondo i cronisti dell’epoca, fu tormentato per molti anni dai calcoli urinari che lo spinsero ad assumere a corte l’esimio chirurgo genovese Maestro Battista da Rapallo, riconosciuto da molti come esperto nell’estrarre “calcoli grandi come un uovo”. Per il lavoro, il medico era stato retribuito con l’ingente somma di 400 fiorini.

Aveva addirittura una “Cattedra’ di insegnamento”, racconta Gaeta, una sorta di piccola “università saluzzese” dove insegnava una nuova tecnica all’avanguardia per permettere l’asportazione dei calcoli dalla vescica.

"Questo nuovo metodo rivoluzionario per l’epoca, passato alla storia come Apparatus Major e da sempre attribuito al chirurgo Giovanni de Romanis, sarebbe stato invece inventato dal Maestro Battista ed insegnato al de Romanis che avrebbe soggiornato a Saluzzo in quel periodo”.

Se questo dato venisse confermato da nuovi documenti d’archivio, afferma il medico, bisognerebbe riscrivere i manuali di storia della medicina ed assegnare al Maestro Battista la paternità di una tecnica chirurgica innovativa ed applicata per la prima volta nel Marchesato.

Nonostante le cure del grande chirurgo di allora Ludovico I morì nel 1475 all’età di 69 anni. Sulle cause della morte non vi furono dubbi già all’epoca. Infatti, come  confermano le fonti consultate da Gaeta che oltre ad essere medico è appassionato di storia “il teologo agostiniano che pronunciò l’orazione funebre, Gabriele Buccio, affermò che “calculis gravatus fuisset” ovvero fu afflitto da calcoli".

Considerando che in un documento del 1473, cioè due anni prima della morte, viene riportato il salario del Maestro Battista, possiamo ipotizzare che l’eziologia del decesso sia stata una patologia cronica e non una acuta; in particolare i calcoli possono causare l’insufficienza renale cronica, una progressiva ed irreversibile perdita della funzione renale.

Tra le cause più frequenti di calcolosi vescicale in età avanzata vi è l’ipertrofia prostatica benigna, patologia assai diffusa anche al giorno d’oggi. Da medico Gaeta  conclude che Ludovico I, probabilmente soffrì di un ingrossamento prostatico che agevolò la formazione di calcoli vescicali. Calcoli che con il trascorrere del tempo, causarono una progressiva insufficienza renale che portò il marchese alla morte.

La Divisione di Paleopatologia di Pisa che ha già condotto studi sui resti di grandi dinastie come i Medici a Firenze e gli Aragonesi, è stata impegnata nel progetto “I  Marchesi di Saluzzo in San Giovanni” per la ricerca delle sepolture della famiglia marchionale, presumibilmente sepolta  nell’area sepolcrale sotto il pavimento della chiesa. 

Il progetto ha portato al ritrovamento, di un cassone di mattoni, con un cumulo di ossa e almeno 7 crani adulti. Future indagini potranno fornire dati interessanti  sull’identità dei resti, se appartenenti o no ai nobili marchesi di Saluzzo.

 

Vilma Brignone

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