Attualità - 14 luglio 2017, 13:33

Futuri pizzaioli, apicoltori, sarti: ad Entracque i migranti imparano un mestiere per costruirsi un futuro

Targatocn è andato al CAS gestito da Antonio Coppola, dove vivono 47 richiedenti asilo (guarda il VIDEO)

Futuri pizzaioli, apicoltori, sarti: ad Entracque i migranti imparano un mestiere per costruirsi un futuro

C'è chi sta imparando a fare la pizza, chi si sta avvicinando al mondo dell'apicoltura, che è bravo a fare il pane, chi cuce, chi fa lavori di manutenzione di vario genere, chi cucina. Insomma, ognuno, a modo suo, sta cercando di imparare un mestiere. E la lingua italiana. Viatici indispensabili per poter sperare di rimanere in Italia e crearsi un futuro.

A Entracque, presso la residenza C'era una volta del signor Antonio Coppola, in questo momento ci sono 47 richiedenti asilo. Che, soprattutto in questo periodo, convivono con chi arriva in villeggiatura. "Qui accolgo persone che arrivano con la valigia e persone che arrivano senza valigia", scherza Antonio, evidenziando come, fatta qualche eccezione, c'è un buon clima di convivenza tra chi giunge per vacanza e chi arriva e si ferma per tentare di rifarsi una vita.

Ieri abbiamo assistito alla penultima lezione del corso di pizzaiolo, che stanno seguendo quattro di questi giovani uomini. Altri, in cucina, hanno preparato la cena per tutti, 6 chili di riso con il pollo.

Ma quasi tutti cercano di darsi da fare, partecipando a diversi progetti di volontariato. Dal 2016 ad oggi hanno pulito le aree urbane e verdi di Entracque, hanno tinteggiato il salone comunale, pulito il campo da calcio e ripristinato la tribuna, si sono occupati dei terreni comunali, raccogliendo le castagne, coltivando patate e facendo l'orto e hanno sistenato il sentiero che porta al rifugio Questa.

La questione "migranti" è un tema caldo e dibattuto, che scatena sempre posizioni molto forti. Antonio tratta questi ragazzi come dei figli, cerca di insegnare loro anche le regole di vita del nostro Paese. Non è facile, ma è la sfida sulla quale, da anni, concentra tutte le sue energie. "Il fenomeno delle migrazioni è irreversibile - evidenzia. Non si può fermare in alcun modo. Io stesso sono stato un migrante, sono andato in Svizzera quando avevo 16 anni e ho visto con i miei occhi i cartelli che dicevano che gli italiani non erano graditi. Questi giovani non portano via il lavoro ai nostri figli, faranno quelli che da noi non vuole più fare nessuno. Esattamente come quando emigravamo noi. Solo che nessuno se lo ricorda più".

Simonelli-Mazzariello

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