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Saluzzese | 29 luglio 2017, 14:00

Il “viaggio” di Targatocn nella Saluzzo degli stagionali della frutta #parte2 (FOTO e VIDEO)

Continua il reportage della nostra giornata saluzzese, che si conclude oggi con la lunga chiacchierata insieme ad Alessandro Armando, referente del progetto Presidio della Caritas diocesana

Foto PIETRO BATTISTI PHOTOGRAPHER

Foto PIETRO BATTISTI PHOTOGRAPHER

Abbiamo ospitato ieri, venerdì, la prima parte del racconto di quello che abbiamo definito il nostro “viaggio” all’interno della Saluzzo che anche quest’anno si ritrova a dover far fronte al fenomeno degli stagionali della frutta.

Dopo le parole del sindaco Mauro Calderoni, oggi spazio al referente del progetto “Presidio” della Caritas diocesana, Alessandro Armando.

Lo incontriamo nei locali di corso Piemonte 63, uno dei punti cardini del sistema di accoglienza degli stagionali della frutta.

Con lui, oltre alle difficoltà legate ad un così massiccio afflusso di persone in città, tocchiamo con mano quanto articolata sia l’organizzazione che si cela dietro ai due progetti della Caritas locale, il progetto “Presidio” e “Saluzzo Migrante”.

Nei locali dove incontriamo Armando, come ci conferma lui stesso, passano “decine di persone al giorno”. Qui vengono registrate (attraverso uno sportello aperto tre giorni a settimana) e si raccolgono le richieste, alle quali poi si cerca di far fronte.

Le prime necessità sono fotocopie dei documenti, realizzazione di Curriculum vitae e la bicicletta, unico mezzo di spostamento per recarsi di filare in filare: ad oggi, in questo Paese, questo è l’unico modo di cercare lavoro” ci dice Armando.

Insieme a lui analizziamo la situazione col passare degli anni, sino ad arrivare ad oggi. “La situazione al Foro Boario – dice – è diversa, ma solo perché non ci sono più le tende. Permangono tutte le criticità legate alla sfera igienica sanitaria.

Siamo di fronte a numeri molto alti: da marzo ad oggi abbiamo incontrato più di 500 persone, delle quali 360 sono state registrate nel database del ‘Presidio’ nazionale”.

L’impegno di Caritas non si esaurisce nella sfera dell’accoglienza.

Cerchiamo di conoscere e monitorare le condizioni lavorative di questi ragazzi – illustra Armando – per porci in contrasto allo sfruttamento. Facendo firmare una liberatoria sulla privacy, vediamo i contratti di lavoro, e fa specie che siamo gli unici a vederli. Da qui mettiamo al corrente i sindaci dei paesi dove trovano posto le aziende che assumono ma non possono ospitare, per poi ricevere l’autorizzazione a portare i ragazzi nelle strutture di accoglienza diffusa”.

Così come il sindaco, anche il referente Caritas non lesina l’autocritica.

Ho sempre pensato che la condizione che abbiamo al Foro, quest’anno, come l’anno scorso e quello ancora prima, è precaria e non rispondente ai criteri che ci eravamo prefissati. Probabilmente non siamo stati abbastanza capaci a dire e raccontare cosa abbiamo visto dentro campo in questi anni. Perché se la situazione è cambiata per chi la vede dall’esterno, ma all’interno del campo resta drammatica”.

Armando si concentra anche sulla rete di accoglienza diffusa. “Un buon segno – la definisce – perché in questo contesto muta la condizione della persona, già solo per il passare da essere per terra, su un cartone, ad essere seduto su una sedia.

Qui i ragazzi versano un contributo di 1,50 al giorno, pari all’incirca a 40 euro al mese, unico contributo che registriamo oltre a quello della Caritas Italia che rende economicamente sostenibile questo sforzo, che a sua volta si pone come doveroso nel rispetto della dignità della persona umana”.

Quello degli stagionali, però, non è l’unico flusso che si registra in città. Da un’idea lanciata sul web proprio dalla Caritas diocesana, infatti, a partire dalla seconda settimana di luglio e sino all’8 settembre Saluzzo sarà letteralmente invasa da gruppi scout che hanno deciso di raccogliere l’appello e venire nel saluzzese come volontari.

Al mattino – spiega Armando – si concentreranno sulla formazione, con giochi di ruolo dove impersoneranno ad esempio il sindaco o il prefetto, e attività per capire quanto difficile sia la gestione di una problematica del genere. Al pomeriggio, invece, ci aiuteranno con lavori di ogni genere. Ad agosto abbiamo previsto una settimana riservata ai singoli cittadini, dove abbiamo comunque registrato il tutto esaurito”.

Proseguendo nella nostra chiacchierata, focalizziamo anche i motivi del mancato allestimento del Campo solidale al Foro Boario.

Era una struttura – ci viene spiegato – che vedeva nella Caritas italiana il maggior contributore economico e che non raggiungeva gli obiettivi previsti. Pensate che lo scorso anno abbiamo buttato via il 90% delle tende che avevamo comprato, perché dopo esser state montate per 137 giorni non erano più utilizzabili. Una soluzione dura ma giusta. Non si gioca al Foro questa partita”.

Chi ruota intorno alla gestione e organizzazione dell’accoglienza? “Siamo un’equipe di 7 persone, di cui tre operatori diocesani part-time, 2 tirocinanti in collaborazione con il Monviso Solidale e due volontari.

Con noi – aggiunge Armando – un bel gruppo di 15 volontari puri, i ragazzi dell’alternanza scuola-lavoro e addirittura uno studente spagnolo in Erasmus”.

Di cose da dire – e da scrivere - ce ne sarebbero ancora molte.

Ma, insieme ad Alessandro, ci avviamo alla conclusione. Che porta con sé alcune riflessioni.

Siamo di fronte ad una situazione dove il pubblico si fa carico della manodopera privata, e dove i sindaci cercheranno di far intervenire aziende. Proprio la collaborazione con le Amministrazioni comunali, possiamo dire che non è così comune e che per questa terra è motivo di orgoglio.

La situazione però è realmente complessa da risolvere a causa di vuoti legislativi.

Noi ce la mettiamo tutta per mappare, ascoltare e recepire i bisogni che ci esternano le persone che giungono qui. Sicuramente, l’implemento dei posti dell’accoglienza diffusa sono un dato positivo: li percepiamo come situazioni di riscatto per questi ragazzi, riscatto per la dignità personale e per la vita.

Dobbiamo comprendere che questo è un luogo di transito e puntare a garantire una dignità per chi lavora. Quando riusciremo a raggiungere questo obiettivo la nostra agricoltura tornerà ad un livello di ‘modello’. Intanto, non abbassiamo mai l’attenzione alle nuove fasce deboli di questo sistema”.

Si chiude così la nostra giornata dedicata all’approfondimento di questa difficile situazione e che abbiamo deciso di raccontarvi attraverso parole, immagini e video.

I problemi sono gli occhi di tutti, compresi i nostri, e non vanno nascosti.

Ma allo stesso tempo, ci è sembrato giusto mostrare chi, quotidianamente, scende in campo (quello vero, non virtuale) per cercare di migliorare questa situazione.

Nicolò Bertola - Daniele Caponnetto

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