Curiosità - 27 settembre 2017, 10:47

L'Italia saluta Chester Bennington al Fabrique di Milano: alla batteria il musicista peveragnese Domenico Fazzari

"Suonare dal vivo ti permette di confrontarti con ciò che puoi dare a chi ti ascolta; in questo senso suonare davanti a 3000 persone è stato indimenticabile"

Domenico (in primo piano) e gli altri membri del gruppo-tributo - Foto da pagina Facebook

Se, come me, del mondo che vi circonda avete cominciato a capirci qualcosa con l'inizio degli anni 2000 non potete non essere o essere stati fan (almeno in una certa misura) dei Linkin Park. E, quindi, non potete non essere rimasti colpiti dal ritrovamento avvenuto a Palos Verdes Estates il 20 luglio scorso: il corpo senza vita di Chester Bennington, frontman della band e senza dubbio una tra le personalità della scena musicale americana più conosciute in tutto il mondo.

La eco della scomparsa di Bennington ha risuonato anche da noi, in Italia, ovviamente. Tanto che sabato 23 settembre si è tenuto al Fabrique di Milano un concerto di rilevanza nazionale intitolato "One More Light. Il nostro ultimo saluto a Chester", nel quale dalle 16 alle 21 un gruppo costruito appositamente di dotati musicisti ha effettuato diverse cover del gruppo.

Alla batteria, Domenico Fazzari, giovane musicista di Peveragno che abbiamo intervistato per l'occasione.

- Il memorial italiano di Chester Bennington è un evento che raccolto diversi consensi a livello nazionale. Dicci, come ci sei finito dentro?

Intanto grazie, Simone, per avermi dato l’opportunità di parlare della mia esperienza. In occasione del concerto sono stato il batterista di due grandi artisti: Ivan King e NeroArgento, i quali sono stati chiamati dagli organizzatori per via del successo ottenuto dai video nei quali interpreravano due canzoni del compianto Chester. NeroArgento è inoltre il produttore dell'ultimo album dei 5 Star Grave (band nella quale milito), "The Redroom", di conseguenza ha pensato di chiamare me come batterista per l'evento e io ho ovviamente accettato con entusiasmo. Questo concerto mi ha anche permesso di conoscere un grande chitarrista che, come me ha supportato i due artisti: Matteo Zuccolotto (in arte Zeta).

- Cosa avete suonato, al Fabrique? Ci sono pezzi che, vista l’occasione del concerto, hai “sentito” in modo particolare?

Non abbiamo suonato solo brani dei Linkin Park: Chester aveva anche un side project chiamato "Dead by Sunrise" e di questi ultimi abbiamo suonato il brano Morning After. Tra i brani del gruppo principale che abbiamo suonato, però, quello che mi ha "preso" di più è stato Pushing me Away; sul lato artistico mi ha emozionato perché il testo parla chiaramente di come spesso ci si senta "sull'orlo di un precipizio"e nonostante questo si tiri avanti pur sapendo che prima o poi si cadrà giù. Vista l'occasione ho dato molto peso a queste parole, ovviamente. Sul lato prettamente musicale il brano mi è piaciuto particolarmente perché, avendo scelto di interpretarne una versione elettronica (sempre edita dai Linkin Park), mi ha permesso di sbizzarrirmi un po di più sull'arrangiamento.

- Che sensazioni ti ha dato, suonare davanti a 3 mila persone?

Tutta la giornata in sé è stata incredibile, vedere e sentire l'energia di tutte quelle persone accomunate da una passione così forte ti fa ricordare perché l'Arte sia così forte, nel bene e nel male!

La musica è l'arte alla quale sto cercando di dedicare la mia vita e suonare dal vivo ti permette di confrontarti con ciò che puoi dare a chi ti ascolta; in questo senso suonare davanti a 3000 persone sarà indimenticabile poiché mi ha lasciato un ricordo fantastico che sarà lì a dirmi, nei momenti difficili, perché (nonostante le difficoltà) abbia scelto di fare il musicista. Permettetemi, in chiusura, di ringraziare tutti i volontari che hanno reso possibile il grande evento che è stato.

simone giraudi