Sabato 28 e domenica 29 ottobre il Toro Club Mondovì ospiterà uno dei miti della storia granata e anche della storia italiana del calcio: Paolo Pulici.
Oltre ad alcuni eventi, in occasione dei quali i tifosi potranno godere della straordinaria (e fuori moda) disponibilità del campione, “Puliciclone ” e signora saranno accompagnati in un tour che ha in programma la visita alla Cappella di Santa Croce, alla Chiesa di S.Fiorenzo di Bastia Mondovì (che aveva richiesto espressamente la signora Pulici, in una visita precedente a Mondovì ), e che si conclude con infine con la salita alla cupola del Santuario di Vicoforte, con la bella esperienza del Magnificat. Prima della visita si pranzerà alla Trattoria Croce d’Oro, noto covo granata, mentre la serata, organizzata in collaborazione con l’ Associazione Dardanello, prevede una cena-buffet presso il Ristorante di Casa Regina Montis Regalis, e vedrà la partecipazione di Beppe Gandolfo, corrispondente Mediaset per Piemonte e Valle d’Aosta, nonché grande tifoso del Toro.
La domenica mattina, alle 11, i soci del Club si ritroveranno presso la sede del Bar Vineria Alfieri per un aperitivo in onore di Pupigol, quindi si concluderà al Ristorante Cavallo Rosso di Villanova Mondovì. Può sembrare strano, tanto affetto per un calciatore che, ormai 40 anni fa, visse il suo periodo migliore della sua carriera sportiva : non lo è per i tifosi granata, che vedono in Paolo il simbolo del loro ultimo scudetto, quello del ’76.
Nasce nel 1950, anno dei natali di grandi sportivi come Gilles Villeneuve e Dino Meneghin, Mark Spitz e Adriano Panatta; a Roncello, paesino brianzolo di 4000 anime. Nessuno avrebbe immaginato che un eremo così tranquillo avrebbe dato i natali ad uno dei più grandi centravanti italiani. Quando il Legnano gli offre un posto nelle giovanili a metà anni sessanta, l’idolo del paesino dell’hinterland monzese è in realtà Romano Cazzaniga, compaesano di Pulici nonché portiere della Pro Patria (serie B), ma le terrificanti capacità fisiche bastano per ottenere una chiamata dal Torino nel 1967. Il tutto, dopo essere stato scartato dall’Inter a seguito di un drammatico provino. A mettere la parola fine sulla carriera di Pulici pare essere proprio il leggendario allenatore Helenio Herrera che, dopo averlo visionato per una manciata di minuti, sibila a voce alta un laconico “sei troppo veloce per giocare a calcio, datti all’atletica”. Consiglio non del tutto fuori luogo, se si considera che Paolino corre i 100 metri – con le scarpe da calcio – in meno di 11 secondi. Ad ogni modo, fortuna sua e del Torino che decida di continuare a provarci.
Con la sua nuova squadra è invece subito amore a prima vista, anche se l’integrazione è tutt’altro che semplice : Pulici infatti – rispetto a Legnano – non ha il posto garantito in squadra, e soprattutto pare non essere particolarmente freddo sotto porta né avvezzo al gioco di squadra. Promosso poi in prima squadra nel 1971, quel centravanti esplosivo ma dai piedi troppo grezzi e dal background così particolare pare non riuscire ad esplodere. Mister Giagnoni decide allora di tenerlo fuori rosa per due mesi, in modo che possa lavorare sulle sue lacune tecniche e ricaricarsi mentalmente : al ritorno dall’esilio forzato, infatti, è fisicamente e tecnicamente pronto.
Destro naturale, Pulici diviene presto quasi un mancino a causa dell’incaponirsi del vice allenatore Ussello, che insiste per mesi facendolo tirare soltanto di sinistro e ripetendogli all’ossesso il mantra “il piede d’appoggio è quello più potente: col destro tiri a 100 all’ora, col sinistro a 120”. È proprio questa novità tecnica che segna l’inizio dell’ascesa di uno dei più grandi attaccanti della storia granata: se almeno inizialmente i risultati sono modesti (appena 3 reti in 47 apparizioni), ben presto Pulici diventa una terrificante macchina da gol. Mancina, per lo più. Per la precisione, diventa uno spietato e meraviglioso terminale d’attacco tanto abile e determinato in campo quanto umile fuori, alla stregua dei campioni che aveva ammirato non appena giunto nelle giovanili, e ai quali ha carpito più di un segreto: “a differenza di oggi i grandi si allenavano a 20 metri di distanza da noi. Non come oggi, dove i giovani stanno a 30 km di distanza e non imparano nulla dai più esperti. Allora vivevi respirando da subito l’aria Toro: ti sembrava di cambiarti con lo spirito di Valentino Mazzola al tuo fianco”.
Pulici rimane in granata per diciassette stagioni, per un totale di 172 reti in circa 400 apparizioni. Il colpo di grazia alla carriera granata di Pulici lo dà un giovane Luciano Moggi, che “mi fece fuori col pretesto che ero vecchio. Però avevo solo 32 anni, ero integro ed al posto mio presero Selvaggi che ne aveva 30”. La realtà è che per la nuova società era preferibile togliersi dallo spogliatoio una personalità tanto corretta quanto ingombrante come quella di Paolino. Pulici ormai è diventato più di un giocatore. È un’icona, un idolo. Ed è forse l’unico giocatore granata che possa pensare di finire nella stessa frase con i giocatori del Grande Torino senza suscitare sdegno.
Il riconoscimento del suo lavoro ossessivo è unanime. Con la maglia granata il miglior ricordo è certamente il campionato conquistato nel 1976, quando è protagonista assoluto della leggendaria coppia offensiva con Ciccio Graziani: I gemelli del gol. Oltre ai tre titoli di capocannoniere, ad un secondo posto in campionato nel 1977 e alla Coppa Italia del 1971.
Attualmente è fuori dal giro del grande calcio, che d’altronde segue in modo sporadico: “Da noi, in Serie A, gioca troppa gente che non sa stoppare la palla”.
Forse, quel carattere (apparentemente) serioso, introverso e poco conciliante spesso non lo ha inserito nelle grazie dei suoi allenatori. Tuttavia, il leggendario nomignolo Puliciclone, inventato dall’iconico Gianni Brera, e la hit estiva d’inizio millennio‘Ciclone’, scritta dal comico interista Flavio Oreglio, rendono l’idea di come Pulici sia rimasto nell’immaginario collettivo. Soprattutto dei tifosi granata, che un attaccante della sua ferocia e costanza – così identificato nella loro causa – lo aspettano da quarant’anni.
Il caso-Pulici è però più unico che raro: difficile che ai giorni nostri un giocatore così ambito non ceda alle lusinghe dei top team europei: “Potevo andar via ogni estate. Eppure alla fine rimanevo: dopo le partite andavo a casa a piedi, dal Comunale a Santa Rita sarà un chilometro e mezzo. I tifosi del Toro sono speciali. Sarà la tragedia di Superga, di Meroni, la rivalità con la Juve, ma io mi sono sentito subito in sintonia con loro e non volevo cambiare“.
Per info e prenotazioni :
· toroclubmondovi@gmail.com
· Bar Vineria Alfieri in Corso Italia, 14
· 392/ 682 14 02 in ore serali