"L’azione illegale prodotta da alcune sigle sindacali sta generando un gravissimo problema occupazionale, diffuso su tutto il territorio nazionale, che coinvolge circa 1.500 lavoratori dipendenti ed oltre 8.000 lavoratori degli appalti. I blocchi dei siti produttivi, ed in particolare quello su Milano – Carpiano, hanno inoltre già portato a forti tensioni tra lavoratori con incidenti, scontri e feriti. La perdita di attività dell’azienda sta producendo una riduzione dell’occupazione di oltre il 60% e notevoli problematiche sociali e di ordine pubblico."
E' quanto si legge da un comunicato firmato unitariamente dalle sigle nazionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Uiltrasporti riguardo alla vertenza Sda Express Courier che ha portato al blocco oggi dei centri di smistamento di Miliano, Bologna, Piacenza e Roma e allo sciopero indetto per oggi, lunedì 2 ottobre, nel magazzino di Trinità, che conta circa 20 dipendenti.
"A tutt’oggi, a 4 giorni dalla scadenza dell’affidamento del servizio di trasporto merci e consegna della sede SDA di Trinità non abbiamo notizie certe sulla sorte del personale operante presso tale filiale, se non la lettera di licenziamento da parte della Logicoop." - ha dichiarato Daniele Buso attraverso una nota della Fit Cisl - "Siamo a stigmatizzare questo modo di operare di un eventuale cambio di affidamento in cui il personale è tenuto all’ oscuro di tutto fino all’ultimo giorno e inoltre di come viene tenuto in considerazione chi svolge quotidianamente il lavoro prodigandosi a mantenere alta la reputazione dell’azienda."
A seguito della diffusione del comunicato di Cgil, Cisl e Uil la Si.Cobas di Torino ha inviato una rettifica che riceviamo e pucclhiamo integralmente.
I fatti recentemente accaduti alla SDA di Carpiano (MI) sono troppo importanti per raccontarli in maniera parziale o falsa.
SDA (il cui ex amministratore è ora a capo di Amazon Italia) ogni anno chiude il proprio bilancio con decine di milioni di euro di debito, normalmente ripianato da Poste Italiane (ovvero dai soldi dei contribuenti): evidentemente, non sono i lavoratori in sciopero a volere la chiusura dell’azienda, per quello la dirigenza e la proprietà di SDA basta e avanza!
Da decenni, come ovunque nel Paese, anche nei magazzini di SDA (azienda della logistica per Poste Italiane, Amazon e altre importanti multinazionali italiane e straniere) i lavoratori e le lavoratrici hanno assistito ad un aumento dello sfruttamento, ovvero hanno subito peggioramenti contrattuali determinanti un abbassamento dei salariali, delle condizioni di lavoro e dei diritti sindacali.
Da qualche anno, molti lavoratori dei circa 400 lavoratori SDA di Carpiano si sono auto-organizzati nel sindacato SiCobas, iniziando una lotta con rivendicazioni migliorative che ha contribuito - insieme ad altre, simili lotte condotte dal SiCobas in tanti i magazzini della logistica d’Italia - alla firma di un accordo tra il SiCobas e la Fedit (il sindacato padronale delle principali aziende logistiche nazionali). Questo accordo, sottoscritto circa un anno fa, prevede non solo l’applicazione piena del contratto nazionale di categoria ma anche: la continuità lavorativa in caso di cambio d’appalto, un’assicurazione contro l’invalidità per infortunio e due giorni di riduzioni d’orario retribuita.
Tradendo questo accordo, SDA ha prima rifiutato la riassunzione d’una quarantina di dipendenti da una vecchia cooperativa alla nuova; dopodiché, con la scusa di un cambio d’appalto svolto “in procedura d’urgenza” ha scelto per lo stesso appalto un’ulteriore nuova cooperativa, la quale subito ha firmato con un sedicente “sindacato degli operai in lotta” alias SolCobas un accordo che prevede sì la riassunzione di tutti i lavoratori già precedentemente impiegati, però applicando loro le clausole del Jobs Act nonostante in tanti abbiano dieci e più anni di anzianità e la terribile precarizzazione che determina questa famigerata legge del governo Renzi.
Uniti e determinati, i lavoratori del SiCobas hanno rifiutato l’imposizione dall’altro del Jobs Act: ecco perché, mentre ormai da dieci giorni scioperano di fronte ai cancelli dei magazzini della SDA di Carpiano, si è scatenata contro di loro e il loro sindacato sia una martellante campagna mediatica falsificatoria, sia una durissima repressione (culminata poche notti fa con l’aggressione degli scioperanti da parte di circa 150-200 sgherri - tra cui crumiri, sindacalisti e malavitosi - che hanno raggiunto con due bus e numerose macchine lo stabilimento milanese armati di coltelli, bastoni e mazze, per poi lanciarsi addosso al picchetto di scioperanti che li hanno coraggiosamente respinti.
Perciò, i lavoratori SiCobas dell’SDA continuano lo sciopero: non certo per provocare la chiusura dell’azienda (che ha invece illegalmente fatto serrata in più d’un occasione) e la perdita di posti di lavoro, bensì soprattutto per respingere il ricatto del Jobs Act a nome delle migliaia di lavoratori del gruppo e per tutte le lavoratrici e i lavoratori d’Italia, non accettando il principio per cui in un luogo di lavoro chiunque potrebbe essere licenziato in qualunque momento e per qualunque causa (dall’approvazione del Jobs Act, l’Istat ha certificato una crescita del 30% dei licenziamenti politici e disciplinari, oltre ad un drammatico impennamento della disoccupazione).
A scioperare davanti ai cancelli di Carpiano sono innanzitutto persone, quasi tutte con famiglia, che devono lavorare per vivere: lottano appunto per essere trattati come tali, come persone anziché come merci.
Un conclusione, rivolgiamo un messaggio ai lavoratori SDA del magazzino di Trinità (che invitiamo a prendere contatto con noi) e a chi ci legge: lo sciopero è un diritto!
Se scioperare contro il Jobs Act diventa un problema politico, la colpa è di chi - nelle aziende, nei sindacati e nelle istituzioni - vorrebbe continuare a sfruttare i lavoratori senza nessuna resistenza: non dei lavoratori in lotta per un futuro migliore.
(Si.Cobas Torino)