Giovedì 5 ottobre si è svolto un apposito incontro sulla “Moria del Kiwi” presso il campo sperimentale, realizzato dalla “Fondazione Agrion” nell’ambito del Progetto KIMOR, finanziato dalla Regione Piemonte.
"Sono stati oltre 200 i partecipanti a questo appuntamento tecnico - spiega il Presidente Giacomo Ballari - questo testimonia della grande attenzione e preoccupazione che c'è sul tema. L’obiettivo del campo prova è quello di meglio comprendere il fenomeno e indentificare le possibili soluzioni al problema. E' stata l'occasione di valutare sul campo le più efficaci azioni da portare avanti per contrastare un fenomeno in ampia diffusione. La coltivazione del kiwi ha un futuro positivo: l'importante sara' applicare scrupolosamente le corrette pratiche agronomiche nella fase preparatoria dell’impianto e fare in modo che l’irrigazione sia gestita sulla base dell’effettivo fabbisogno idrico del terreno."
La “Moria del Kiwi”, segnalata per la prima volta in Piemonte nel 2015 nel vercellese (Borgo d’Ale, Alice Castello) e nella Provincia di Cuneo nel 2016 (Lagnasco, Saluzzo), si è ampiamente diffusa nel 2017. Le condizioni climatiche estive di quest’anno, con temperature oltre norma e la mancanza di precipitazioni, sono state determinati per la sua diffusione e hanno ulteriormente aggravato la situazione. Un tema sul quale il confronto proseguirà anche nelle prossime settimane, in particolare l'8 novembre a Cavour, con un convegno tutto dedicato a questa problematica.
Un appuntamento durante il quale sara' possibile mettere a confronto le esperienze di Agrion con quelle dei principali centri di ricerca nazionali (seguiranno nei prossimi giorni dettagli dell''iniziativa).
"Grazie alle ricerche effettuate nel campo prova di Saluzzo, in condizioni molto critiche, - spiega Graziano Vittone, Responsabile Area difesa frutticola di Agrion che, insieme al collaboratore Luca Nari ha seguito il campo prova - è stato possibile verificare con concretezza come, grazie ad alcune pratiche agronomiche diverse da quelle attuali, sia possibile contrastare la diffusione della Moria del Kiwi. In particolare: irrigazione, sistemazione del terreno e nuovi innesti sono le linee sulle quali si e' maggiormente lavorato."
I lavori al campo dimostrativo, nell'azienda Sacchetto Giuliano che sin dall’inizio ha dimostrato una completa disponibilità, proseguiranno per poter raccogliere ulteriori dati e verificare altre possibili attività da portare avanti per limitare la diffusione della moria e dare nuova vita alla coltivazione del Kiwi in Piemonte.
Nel maggio 2017 è stato realizzato un impianto di actinidia ex-novo nell’areale di prima diffusione della problematica, proprio dove era stato appena estirpato un actinidieto causa “Moria del Kiwi” grazie alla segnalazione del tecnico di zona Coldiretti Valerio Soleri. Si è deciso dunque di lavorare in condizioni di massima criticità. Come è noto questa fisiopatia non è causata da patogeni specifici (funghi, batteri ecc) tuttavia gli apparati radicali delle piante colpite risultano devitalizzate causa condizioni pedologiche avverse, determinanti condizioni di asfissia radicale, purtroppo con esito letale per le piante. In quetso contesto la tecnica agronomica fa quindi la differenza ed è proprio lì che si sono concentrati gli sforzi.
Nel campo sperimentale si è lavorato su differenti fronti:
- Sistemazione del terreno: sono state realizzate apposite baulature a doppia falda per limitare fenomeni di ristagno idrico, a confronto con una parte dell’appezzamento non baulato;
- Creazione di condizioni favorevoli agli apparati radicali mediante l’apporto di compost, consorzi microbici e minerali filtranti (zeoliti);
- Corretto Apporto idrico: sono stati installati strumenti che rilevano in continuo l’umidità del suolo (tensiometri elettronici) e permettono di definire il corretto fabbisogno idrico delle piante;
- Nuovi portinnesti: si sono impiegate specie botaniche diverse rispetto ad Actinidia deliciosa per comprendere la capacità di queste specie nel superare la problematica;
Dopo il primo anno di sperimentazione sono emerse alcune indicazioni importanti, che certo non risolvono la problematica, ma che risultano utili a meglio comprendere il fenomeno e ad individuare gli accorgimenti chiave da consentire la continuazione della coltivazione di questa specie in Piemonte.
Dai primi rilievi è emerso che irrigazioni precise, decise in base ai valori rilevati dai tensiometri, hanno garantito sulle file baulate un equilibrio idrico costante senza eccessi idrici che potrebbero innescare la moria. Anche l’apporto del compost ha mostrato differenze significative rispetto alle altre tesi: l’aumento della sostanza organica e quindi della fertilità biologica del terreno ha significativamente favorito lo sviluppo delle piante le quali a fine stagione resentano una vegetazione più rigogliosa e importante.
Per quanto riguarda i portinnesti i lavori sono in corso e solo nei prossimi anni si potrà dare un giudizio più obiettivo a seguito dell’innesto della varietà di riferimento Hayward. Anche per le altre tesi con l’impiego di consorzi microbici e zeoliti non è ancora possibile esprimere un giudizio definitivo e si dovrà attendere alle prossime stagioni.