Il ristorante "Le quattro stagioni" d'Italia di Saluzzo martedì sera è stato cornice di una cena dai sapori inediti. Il suo patron Pierino Sassone ha infatti ospitato la presentazione dell'olio Egoma, prodotto ricavato da un fusto coltivato in Giappone dalle interessanti virtù agronomiche e prodigiosi benefici per la salute (proprietà antiossidanti, antisettiche, antiallergiche). Non a caso nel Sol Levante la pianta da cui deriva è chiamata "colei che allunga la vita".
L'intera cena, predisposta per l'occasione dallo chef di casa, ha integrato in tutte le portate l'olio e e l'erba aromatica, sia per la cottura sia crudo. Per la prima volta si è sperimentato l'abbinamento di Egoma con i piatti italiani.
L'iniziativa si inserisce nella collaborazione tra l'imprenditore saluzzese e la città di Toyama (presente a tavola il sindaco Mori) e si pone l'obiettivo di far conoscere nel mondo i prodotti del settore agroalimentare del distretto giapponese. Alla cena di gala era presente una delegazione nipponica con i vertici dell'azienda farmaceutica che produce il prodotto alimentare e gli esperti di marketing che stanno lavorando al suo ingresso nel mercato internazionale.
Amaro al palato, pungente durante l'assaggio, una nota di gelso al retrogusto, l'Egoma si presenta all'occidentale come un olio ben raffinato e ideale per questo a svariate tipologie di cottura e accostamenti, ma lascia in bocca una sensazione "selvatica" che ricorda gli oli di oliva più "ruspanti" del Mediterraneo.
Il gemellaggio nel segno del gusto è stato reso possibile grazie al lavoro di mediazione dell'Icif, la scuola di cucina italiana per stranieri, alla cui presidenza è proprio Sassone. Gli chef dell'istituto stanno studiando quali ricette della tradizione italiana possono ben sposarsi con la pianta e l'olio giapponese.
Piatti che verranno poi inseriti nel menu di ristoranti e pizzerie italiani che hanno scelto di affrancarsi con il marchio "Japaneese food and ingredient supporter", in un circuito che avrà certamente interessanti sviluppi commerciali. E un "cuore" nel Marchesato